
La storia del crollo dei bot russi dopo gli attacchi ucraini a Yandex è priva di riscontri
Si è molto diffusa online in questi giorni, ma analisi indipendenti hanno mostrato che non esistono dati per confermarla
Nell’ultima settimana droni ucraini hanno colpito tre infrastrutture di proprietà di Yandex, l’azienda che in Russia fornisce prodotti e servizi legati a Internet, conosciuta per questo anche con il nome di “Google russa”. Gli impianti in questione si trovano a Sasovo, nella regione di Ryazan, nella regione di Kaluga, a sud-ovest di Mosca, e nella regione di Vladimir, a est della capitale russa. L’Ucraina ha dichiarato che questi attacchi erano una risposta a quelli russi contro gli hub internet ucraini. In un messaggio pubblicato l’11 ottobre su Telegram, Yandex ha confermato che la propria infrastruttura di data center aveva subito dei danni e questa situazione avrebbe potuto causare interruzioni ai servizi forniti (quello che poi è accaduto).
Dopo questi attacchi a Yandex, Volodymyr Zelensky, il 12 ottobre in collegamento video al Forum sulla sicurezza di Varsavia, ha dichiarato che su «molte piattaforme improvvisamente è diventato un po’ più facile respirare. Molte persone se ne sono accorte. C’era meno odio, meno divisione e meno provocazioni». Questo perché, ha continuato il presidente ucraino, «c’erano meno bot. E è abbastanza chiaro da dove provenissero quei bot – se sono scomparsi quando Yandex è andato offline».
In quelle ore sui social media, in particolare su X, era infatti diventata virale la tesi secondo cui gli attacchi ucraini contro i data center russi avrebbero ridotto le attività delle reti di bot legate al Cremlino che diffondono sistematicamente campagne di disinformazione e odio contro l’Ucraina e i Paesi alleati, causando anche cali tra Europa e Stati Uniti nelle attività di sostegno online intorno ai partiti di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), Reform UK e al movimento trumpiano Make America Great Again (MAGA).
A sostegno di questa tesi sono stati utilizzati anche diversi grafici che a detta di chi li ha condivisi dimostrano il calo di questi bot di propaganda russa. Ad esempio, ricercatori e giornalisti di diversi Paesi hanno diffuso come prova un grafico con i dati di Cloudflare radar, strumento dell’azienda tecnologica statunitense Cloudflare che offre una panoramica sul traffico Internet a livello globale.
Ukraine hits another Yandex data center in Russia and Cloudflare data shows Russian bot traffic dropping dramatically. Might have an impact right before the November elections. https://t.co/63wbnScfYI
— Jamie Dupree (@jamiedupree) October 11, 2026
Un altro grafico molto diffuso usato come prova è stato quello rilanciato anche da diversi politici e analisti, come l’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský e l’analista militare polacco Jarosław Wolski, intitolato in tedesco «attività giornaliera negli ultimi 3 mesi» e in cui si vede un calo netto, che arriva fino al 56 per cento, nei giorni degli attacchi ucraini a Yandex. Nel pubblicare il grafico, Zdechovský ha scritto: «Se confermato, questo è rivelatore: i data center russi vengono colpiti, e l’attività online intorno all’AfD crolla improvvisamente». Il suo post ha raggiunto più di 4 milioni di visualizzazioni.
If confirmed, this is telling: Russian data centres get hit, and online activity around AfD suddenly plummets. 📉 So much talk about German patriotism… then the connection from Russia goes down. 🤔🇷🇺 https://t.co/hEPJkIVtA3
— Tomáš Zdechovský (@TomasZdechovsky) October 11, 2026
Altri osservatori, basandosi su proprie analisi, hanno invece sostenuto che, dopo l’attacco ai server russi di Yandex, i contenuti legati alle campagna di disinformazione russa che prendono di mira tematiche come le prossime elezioni presidenziali francesi avrebbero ottenuto su X solo poche decine di migliaia di visualizzazioni. A settembre, prima dei droni ucraini, questi contenuti ne avrebbero ottenute milioni.
Verifiche indipendenti e molti esperti di disinformazione hanno spiegato tuttavia che non esistono ad oggi dati affidabili e verificabili che dimostrino che ci sia stato un calo significativo dell’attività di influenza russa online dopo l’attacco ucraino alle infrastrutture di Yandex.
Cosa dicono le analisi e le indagini indipendenti
Da più parti si è provato subito a fare chiarezza su come andassero interpretati i grafici utilizzati come prova. L’istituto di monitoraggio dei media polacco Emocje w slacieci ha chiarito innanzitutto un concetto, la cui scarsa conoscenza ha favorito il diffondersi di questa narrazione: un bot non è necessariamente un account falso che diffonde propaganda del Cremlino sui social media. Inoltre, nel caso dell’attacco ai server di Yandex, a essere rilevato era stato il crollo dell’attività dei cosiddetti web crawler, ossia i programmi automatici impiegati da ogni motore di ricerca, incluso quello russo di Yandex, per esplorare il web e per indicizzarne i contenuti. La stessa Cloudflare, riporta la BBC, ha chiarito che i suoi dati includono tutte le richieste Internet automatizzate ai siti web ospitati sulla sua rete, compresi i bot che scansionano i siti web alla ricerca di informazioni. L’azienda statunitense ha inoltre specificato all’emittente pubblica che il calo mostrato nel grafico «non è necessariamente dovuto al comportamento dei bot sulle piattaforme dei social media».
Il secondo grafico, invece, quello che avrebbe mostrato il crollo delle attività online riguardanti AfD dopo gli attacchi ucraini, risulta essere privo di qualsiasi riscontro. Il grafico in questione infatti, oltre a non aver alcuna fonte indicata sulla provenienza dei dati e a non risultare chiaro nella dicitura “attività giornaliera”, risulta essere stato pubblicato su Threads per la prima volta l’11 ottobre. Tuttavia, nell’asse orizzontale del diagramma i dati arrivano fino al “15 ottobre”, quindi una data futura.
Agli esperti di disinformazione l’idea che un semplice attacco di questo tipo potesse portare a un crollo delle operazioni di influenza russa è suonata subito molto semplicistica: parlando col Guardian, Ned Mendez, responsabile della ricerca dell’organizzazione Alliance4Europe che si batte contro la disinformazione, ha spiegato che per evitare di essere segnalate come sospette dalle piattaforme, le bot farm operano con modalità che ne favoriscono la distribuzione e la resilienza, per esempio attraverso connessioni residenziali e phone farm. «Non possiamo semplicemente cancellare i bot a forza di bombe, per quanto l’idea possa sembrare allettante», ha dichiarato Mendez.
Vari istituti che analizzano la disinformazione online hanno invece segnalato che, dal canto loro, non era stata individuata nessuna correlazione tra l’attacco ai data center di Yandex e un crollo del traffico di certi account. Come riportato dalla testata tedesca Capital, sia l’Istituto di ricerca Cemas che il think tank Polisphere – entrambi impegnati nell’analisi di disinformazione e nel monitoraggio social di account tedeschi attribuibili ad attori della disinformazione, sostenitori dell’AfD e gruppi di diffusori filoruss – non si sono registrati cali statisticamente significativi dell’attività nei Paesi di lingua tedesca. Sono state dello stesso tenore le affermazioni di altri analisti e del gruppo BotBlocker, specializzato nell’analisi di troll farm russe presenti sulle piattaforme social.
Quando le affermazioni categoriche delle prime ore sono state messe in discussione, non trovando conferme indipendenti, alcuni dei profili che più avevano contribuito a diffondere questa narrazione sono intervenuti di nuovo per scusarsi o ridimensionare la propria posizione iniziale. L’analista militare polacco Jaroslav Wolski che aveva postato il grafico infondato su AfD ha cancellato il tweet e scritto un secondo post sull’argomento: «Purtroppo il mio post contenente disinformazione ha raggiunto milioni di visualizzazioni, e per questo desidero scusarmi ancora una volta con tutti i lettori. Naturalmente mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e, in modo semplice e umano, mi vergogno di avervi disinformato. Chiedo scusa anche agli oppositori che avevo contestato e che sono stati i primi a farmi notare che mi sbagliavo».
Mentre in risposta a una richiesta di informazioni da parte di ZDFheute, l’eurodeputato ceco Zdechovský ha ammesso di non possedere attualmente dati verificabili in modo indipendente che provino in modo definitivo un collegamento tra gli attacchi e un calo dell’attività delle reti di disinformazione russe. «Non ho mai affermato che tale collegamento sia stato definitivamente dimostrato», ha aggiunto.
L’ufficio di Zelensky ha dichiarato alla BBC che il presidente ucraino si riferiva «all’atmosfera sui social media» piuttosto che a una diminuzione dell’attività dei bot, aggiungendo di aver ricevuto «segnalazioni di un minor numero di commenti provocatori e di incitamento all’odio» da parte di molti utenti dei social media.
Le conseguenze provate degli attacchi ucraini
Come abbiamo visto, quindi, non ci sono prove che permettano di concludere che gli attacchi ai data center di Yandex abbiano avuto un impatto sulle operazioni di influenza della Russia. Ma questo non significa che non ci siano state conseguenze in Russia.
Come scrive Meduza – media russo indipendente con sede in Lettonia, bloccato in Russia perché considerato «organizzazione indesiderabile» – i droni ucraini hanno creato interruzioni diffuse su tutta la rete internet russa, bloccando temporaneamente i servizi di Yandex, tra cui Yandex Go, Yandex Eats e Yandex Pay, utilizzati in gran numero di russi. Inoltre, molti altri siti web e servizi sono andati offline, tra cui quelli di importanti banche, rivenditori, marketplace online, piattaforme di annunci classificati, siti web e app di notizie e molto altro. Questo perché queste aziende utilizzavano l’infrastruttura di Yandex per archiviare i propri dati. I russi, inoltre, continua Meduza, hanno perso l’accesso a una serie di servizi di uso quotidiano, come chiamare un taxi, effettuare pagamenti, ordinare consegne, controllare la posta elettronica. Fino al 13 ottobre, la stessa Yandex aveva comunicato ai propri utenti di star continuando a lavorare per ripristinare il funzionamento completo delle proprie attività.
Il Financial Times riporta che i disagi si sono estesi anche ai paesi confinanti con la Russia, con interruzioni dei servizi di posta elettronica, Yandex Pay e siti web che utilizzano l’infrastruttura dell’azienda russa in Kazakistan, Uzbekistan e Bielorussia. Nel 2024 Yandex era stata venduta forzatamente a investitori legati al presidente russo Vladimir Putin. All’epoca il vicepresidente della commissione parlamentare russa sull’informazione, Anton Gorelkin, aveva detto che «Yandex è più di un’azienda, è una risorsa per l’intera società russa».
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