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Il ruolo della disinformazione nella crisi migratoria di Ceuta

Una miriade di messaggi falsi diffusi sui social e app di messaggistica ha contribuito all’arrivo in massa di persone dal Marocco

12 agosto 2026
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Tra il 30 e il 31 luglio 2026, decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco sono entrate – prevalentemente via mare – nell’exclave spagnola di Ceuta, in Africa, attraversando in maniera illegale il confine. Nella traversata sono morte più di 140 persone, un numero che però potrebbe essere più alto. 

In poco tempo, la quasi totalità delle persone arrivate (70mila su 72mila) a Ceuta è poi tornata indietro. La crisi migratoria ha tuttavia scatenato forti tensioni politiche a livello europeo. Il governo Meloni, a partire dal 1º agosto, ha deciso di sospendere temporaneamente l’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna. 

Il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha duramente criticato questa decisione, in quanto da Ceuta e Melilla (l’altra exclave spagnola nel Nord Africa) non è possibile accedere liberamente all’area Schengen. Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha dichiarato che «l’atteggiamento dell’Italia non è stato di solidarietà e sostegno, come invece la stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea», ma di «probabile risposta a interessi di parte» ed «esigenze elettorali interne». Come risposta, la Spagna ha ripristinato fino al prossimo 7 settembre i controlli per chi arriva dall’Italia. 

Quanto accaduto nell’exclave spagnola è finito fin dalle prime ore nella morsa della disinformazione e della propaganda politica. Sui social media sono iniziate a circolare immagini e video fuorvianti utilizzati per accrescere la tensione politica e sociale intorno all’arrivo in poche ore di oltre 70mila persone a Ceuta. Reti social di estrema destra hanno diffuso clip generate con l’intelligenza artificiale che mostravano orde di persone sopraffare la polizia e distruggere tutto quello che incontravano, con l’obiettivo di dare corpo alla propria propaganda che da decenni parla di un’invasione migratoria dell’Occidente. I fatti di Ceuta sono stati anche distorti online da account collegati alla propaganda russa che diffondono frequentemente narrazioni destabilizzanti in Europa, secondo un’analisi del gruppo anti-disinformazione 411.

Le possibili cause, tra coordinamento e disinformazione social

Sulla cause dietro l’attraversamento di massa della frontiera sono state avanzate svariate ipotesi. Diversi analisti hanno parlato dell’utilizzo dei migranti come arma impropria da parte del Marocco per mettere pressione alla Spagna su diverse questioni aperte tra i due Paesi. Come si legge su Internazionale, anche in passato il governo marocchino era stato accusato di aver spinto i migranti ad attraversare il confine per fare pressione su Madrid e ottenere dei vantaggi in cambio del ripristino dei controlli. 

Una tesi respinta dal governo marocchino, che ha invece puntato il dito contro la disinformazione sui social media, le reti di trafficanti di esseri umani (nel Paese sono stati poi avviati procedimenti contro 34 persone accusate di aver organizzato o favorito migliaia di attraversamenti irregolari verso Ceuta) e un’errata interpretazione di una sentenza emessa il 29 giugno dalla Corte suprema spagnola che vieta il rimpatrio immediato dei migranti intercettati in mare a Ceuta e Melilla.

Della sentenza citata dal governo marocchino hanno parlato anche svariati esperti e giornalisti. Secondo la versione distorta della decisione dei giudici, divenuta virale tra la fine di giugno e luglio sui social marocchini, la Corte spagnola avrebbe permesso ai migranti arrivati ​​illegalmente via mare di rimanere in territorio spagnolo. Uno di questi messaggi recitava falsamente: «Ceuta si sta trasformando in una porta aperta». 

In realtà, la decisione della Corte Suprema spagnola affermava che il “rimpatrio immediato” non è applicabile a chi arriva a nuoto nelle due exclavi spagnole perché in questo caso non vengono superate barriere fisiche, spiega il sito di fact-checking spagnolo Maldita. In questi casi invece deve essere avviato un procedimento di rimpatrio, come previsto dall’articolo 58.3b della legge sull’immigrazione spagnola, che deve essere completato entro un massimo di 72 ore, altrimenti la persona intercettata deve essere trattenuta temporaneamente. La sentenza, quindi, non ha non ha modificato la legge spagnola sull’immigrazione e non ha neanche invalidato i respingimenti alle frontiere da parte della Spagna. 

Citando studiosi che hanno indagato gli eventi che hanno portato all’ingresso di massa a Ceuta, il New York Times riporta che per quasi tre settimane milioni di post su Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok e Telegram hanno contribuito a diffondere la falsa lettura della sentenza, alimentando voci infondate su come la sentenza del tribunale spagnolo avesse aumentato le possibilità di raggiungere il territorio spagnolo. I giornalisti del quotidiano statunitense scrivono che un simile messaggio «sembra essersi diffuso in modo spontaneo, sfruttando la profonda disperazione di molti in Marocco e in altre parti dell’Africa, desiderosi di trovare opportunità economiche in Europa. Tale disperazione è stata poi sfruttata da gruppi online che organizzano il traffico di esseri umani, offrendo su Facebook e WhatsApp aiuto a coloro che stavano valutando la possibilità di attraversare il confine».

Come ha infatti documentato sempre Maldita, l’attraversamento di luglio ha iniziato a essere organizzato sui social e app di messaggistica in gruppi molti dei quali già attivi prima di quanto accaduto a Ceuta. Nella descrizione del gruppo più grande, creato a marzo 2025 e con oltre 190mila membri, si legge: «L’emigrazione è un sogno e i sogni sono fatti per essere realizzati. Mettiti in gioco o lascia perdere». I colleghi spagnoli hanno specificato che Facebook è stato utilizzato come piattaforma di reclutamento, mentre le discussioni logistiche si sono svolte nei gruppi su WhatsApp.

Il 15 agosto è la nuova data? 

Da giorni poi si sta parlando del rischio di un nuovo accesso di massa a Ceuta entro il 15 agosto. Lo scorso 6 agosto, la radio spagnola SER ha pubblicato un articolo in cui si legge che secondo fonti dell’intelligence spagnola, il Centro Nazionale di Intelligence (CNI) dà piena credibilità a un appello online per un nuovo ingresso illegale nell’exclave previsto per la metà del mese. I servizi segreti spagnoli, continua SER, «monitorano da giorni i social network; gli agenti stanno controllando nel dettaglio ciascuno dei gruppi Facebook e WhatsApp, così come i principali profili TikTok dove si starebbe pianificando un’altra campagna di reclutamento per organizzare un presunto nuovo ingresso di massa a Ceuta». 

Le fonti di intelligence consultate dalla radio spagnola non hanno escluso tuttavia «che i mandanti possano tentare di anticipare i loro piani, avendo perso l’elemento sorpresa, data l’importanza e l’impatto mediatico di questo nuovo invito». Il ministero dell’Interno spagnolo ha comunicato che per fronteggiare possibili nuovi tentativi di ingressi irregolari, il governo spagnolo è pronto a mettere in campo tutte le risorse necessarie. 

I fact-checker di Maldita sono entrati dentro quattro gruppi WhatsApp, dieci gruppi Facebook e individuato oltre 50 account Instagram in cui si parla di attraversare il confine che separa Marocco e Ceuta il 15 agosto. In base a questa analisi è emerso che anche in questo caso i social vengono utilizzati con obiettivi e modalità differenti: «Mentre Facebook funziona come una piattaforma di aggregazione e mobilitazione, dove gli utenti condividono i propri numeri di telefono con tutti i partecipanti per essere aggiunti ai gruppi o ricevere link di invito, WhatsApp funge più da “centro operativo”. Qui, la conversazione si concentra sul coordinamento tecnico e sulle informazioni» per il prossimo attraversamento previsto per il 15 agosto. Su Instagram, invece, continua Maldita, «i post sono un mix di profili personali e di contenuti specificamente dedicati a spiegare come attraversare il confine, ma con un tono personale: la maggior parte condivide le proprie foto con la data del 15 agosto 2026 sovrapposta». Ci sono anche messaggi di utenti che cercano di sapere se qualcuno ha informazioni su alcune delle persone disperse durante la traversata di fine luglio.

Sui social media circolano anche una moltitudine di nuovi contenuti disinformativi in arabo che incitano al nuovo attraversamento di massa del confine, scrive la testata spagnola di fact-checking Newtral. Ad esempio uno di questi messaggi falsi recita: «Questo è un messaggio per i giovani marocchini che vogliono lasciare il Paese il 15 agosto. Il governo Sánchez fornirà 15 milioni di euro per aiutare ad accogliere gli immigrati provenienti da Ceuta. Alcune città in Spagna si stanno già preparando ad accogliere un gran numero di immigrati. Questa opportunità non si ripeterà mai più e non sarà come l’ultima». 

Newtral specifica che in base alla loro analisi è frequente che simili contenuti si alternino ad altri post che incoraggiano la formazione di gruppi WhatsApp chiusi con l’obiettivo di reclutare sempre più giovani, suddivisi per città o affinità, e in cui si discutono la logistica e l’organizzazione per la traversata verso Ceuta nella data prescelta. È stato individuato anche un falso profilo che con una foto profilo di una persona che indossa un’uniforme della Gendarmeria Reale Marocchina ha spammato nei gruppi social link per entrare in gruppi WhatsApp dove si organizzavano una nuova traversata. Probabilmente, spiegano i fact-checker spagnoli, «l’obiettivo di chi ha creato questo profilo è quello di collegare l’appello all’azione del 15 agosto con le autorità marocchine». 

Per contrastare le voci infondate diffuse online, l’Ambasciata spagnola in Marocco ha iniziato a pubblicare una serie di messaggi in cui spiega in maniera netta che «l’ingresso irregolare a Ceuta o Melilla non conferisce il diritto di soggiornare in Spagna né di accedere al resto d’Europa. Qualsiasi informazione contraria è falsa».

L’importanza del contrasto alla disinformazione

Visto la mole dei messaggi disinformativi circolati sui social media e come sono stati utilizzati per organizzare la traversata di fine luglio che ha provocato oltre 140 morti, la Commissione europea ha incontrato lo scorso 6 e 7 agosto i rappresentanti di TikTok e Meta per coordinare una risposta comune, concordando «di istituire un meccanismo rafforzato di scambio di informazioni e cooperazione per ridurre l’impatto della disinformazione sulla crisi di Ceuta», ha riportato Politico. Questo meccanismo, si legge ancora, servirà da punto di contatto per piattaforme, fact-checker e Commissione europea, permettendo di segnalare rapidamente i contenuti in modo che possano essere esaminati ed eventualmente rimossi su decisione delle stesse piattaforme.

Balazs Ujvari, portavoce della Commissione, ha dichiarato che l’obiettivo è aiutare le piattaforme a ottenere informazioni più precise dai fact-checker incaricati di segnalare la disinformazione pericolosa relativa, ad esempio, a un potenziale nuovo attraversamento di massa del confine, scrive Le Monde. Meta e TikTok hanno dichiarato di stare già monitorando attivamente la situazione in conformità con le proprie politiche e di aver istituito team dedicati per monitorare e rispondere ai contenuti in tempo reale.

Proprio riguardo ai fatti di Ceuta, l’European Fact-Checking Standards Network (EFCSN) (la rete dei fact-checker europei di cui Facta fa parte) ha sottolineato infatti che «la disinformazione non è un problema astratto o marginale. Quando si diffonde incontrollata, influenza gli eventi sul campo e mette a rischio vite umane».

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