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La disinformazione sul cancro continua a mettere a rischio le vite dei pazienti oncologici

Nella giornata mondiale contro il cancro, l’informazione e l’educazione giocano un ruolo fondamentale per contrastare le fake news sull’origine e le possibili cure dei tumori

4 febbraio 2026
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Ogni anno il 4 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, promossa dalla Union for International Cancer Control e sostenuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). La giornata ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta al cancro, di raccogliere fondi per cura e ricerca e di fare prevenzione e informazione. L’ambito medico è infatti uno dei campi in cui la disinformazione prolifera con maggior successo e il tema dei tumori in particolare sembra essere il target di diverse false informazioni. 

Secondo un recente studio pubblicato dalla rivista JMIR Cancer, il 70 per cento dei pazienti oncologici trova informazioni errate sui trattamenti anti-cancro sui social media, mentre il 23 per cento ha ricevuto consigli su metodi e terapie “alternativi” antitumorali. Ma di cosa trattano principalmente queste notizie false? E perché il mondo oncologico sembra esserne particolarmente interessato?

La differenza tra tumore e cancro 

I termini “tumore” e “cancro” vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà non lo sono. Per “tumore” si intende una massa di tessuto anomalo, un accumulo di cellule che si moltiplicano fuori misura. I tumori non sono però tutti uguali. Esistono quelli solidi, quando corrispondono a masse di tessuto, e liquidi, come nel caso dei tumori del sangue. La distinzione più importante da fare è però tra tumori benigni e maligni. Il centro di ricerca Humanitas scrive che i tumori benigni sono caratterizzati «da masse che possono assumere anche grandezze considerevoli, ma che rimangono delimitate, conservano le caratteristiche del tessuto da cui hanno origine e non tendono a invadere gli organi circostanti». La particolarità dei tumori benigni è che quando vengono rimossi non hanno la tendenza a ricrearsi (la cosiddetta recidiva), a differenza di quelli maligni. Nel caso di tumori maligni, si parla di cancro. 

Questi crescono senza controllo e creano masse che tendono a invadere organi e tessuti circostanti e, soprattutto, hanno la tendenza a ricrearsi.  

Il punto più critico dei tumori è la loro origine. Oggi la comunità scientifica ha accertato che il cancro è un insieme di malattie genetiche, perché interessano i geni di una persona che a volte registrano degli errori. Le origini di queste mutazioni genetiche possono essere tante e diverse, e spesso difficili da definire con certezza, motivo per cui circolano informazioni poco precise a riguardo. L’Istituto Oncologico Romagnolo divide le cause delle mutazioni in esogene – causate da fattori esterni – o endogene, provocate da fattori chimici interni o da errori nei processi. Le cause esogene sono quelle tendenzialmente più facili da riconoscere e evitare, come l’esposizione a sostanze cancerogene quali l’alcol, il fumo o l’amianto. Diversamente, le cause endogene sono ancora in parte sconosciute e difficili da prevedere. Come spiega l’istituto, «mentre ridurre o eliminare l’esposizione agli agenti esterni può contribuire in maniera importante a ridurre il rischio di sviluppare il cancro, le mutazioni causate da fattori interni non sono gestibili». Questo vuoto conoscitivo è alla base di uno sviluppo delle fake news sul tema. 

Le fake news, tra le malattie ereditarie e Big Pharma

Le fake news sui tumori sono talmente diffuse che l’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) ha creato un portale contro le bufale in oncologia. Molte delle false informazioni sui tumori riguardano la loro origine e i possibili trattamenti. 

Si legge spesso, per esempio, che il cancro sia ereditario. Ora, in Italia si stima invece che complessivamente i casi di tumore riconducibili a una predisposizione familiare ed ereditaria siano circa il 10 per cento del totale. È vero che la presenza di alcune mutazioni genetiche trasmesse dai genitori può aumentare notevolmente i rischi di cancro, ma questo non significa automaticamente che un individuo svilupperà la malattia. La confusione può nascere dal fatto che il tumore sia una malattia definita “genetica” – che non è sinonimo però di “ereditaria” – o dal fatto che in diverse famiglie siano presenti diversi casi di tumore. Questa “familiarità” può spiegarsi per esempio con il fatto che le famiglie oltre al patrimonio genetico condividono spesso abitudini alimentari e comportamenti, il luogo e l’ambiente di residenza. Tutti elementi che possono causare lo sviluppo di queste malattie. 

Una delle bufale più diffuse, che costituisce una teoria del complotto vera e propria contro le case farmaceutiche, sostiene che la cura per il cancro definitiva esista, ma che le case farmaceutiche e i medici la nascondano per poterne trarre profitto. Secondo la Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) questa affermazione è priva di fondamento: la cura definitiva per il cancro non esiste perché il cancro non è «una sola malattia, ma centinaia di patologie diverse che evolvono nel tempo». Clinicamente, infatti, esistono più di 200 forme di tumore, che colpiscono organi e tessuti diversi, in stadi di sviluppo diversi e che quindi necessitano di cure diverse. È effettivamente stupefacente che con i continui finanziamenti di cui gode la ricerca oncologica, dice AIRC, il tumore non sia ancora debellato, ma è importante ricordare anche che questo tipo di malattia si modifica nel tempo e che a volte riesce a sfuggire alle cure.  

Un’altra tematica su cui circola disinformazione a tema oncologico riguarda le cure e le terapie. Sui social media,e non solo, si trovano spesso consigli su rimedi alternativi che sostituirebbero le indicazioni di trattamento prescritte dagli oncologici. Alle cure convenzionali, quali chemioterapia, radioterapia e interventi, si contrappongono “trattamenti alternativi” che non sono riconosciuti dalla scienza medica in quanto sostitutivi. Questi possono essere di diversa natura: omeopatia, agopuntura, fitoterapia, “supercibi” che combatterebbero il cancro, come ad esempio lo zenzero o la famosa dieta alcalina, che mira a portare il pH del corpo verso l’alcalinità (una teoria che è già stata smentita). 

È importante sottolineare comunque che un’alimentazione corretta durante le cure oncologiche può abbassare i livelli di infiammazione e combattere la nausea (come nel caso dello stesso zenzero) e aiutare a ridurre i rischi di recidive, così come certi integratori e piante possono aiutare a limitare gli effetti collaterali delle cure: gonfiore, nausea, vomito, perdita di peso. Tuttavia non c’è alcuna dimostrazione scientifica della loro efficacia nel combattere la malattia. Al contrario, in alcuni casi è stato dimostrato che le cure sono meno efficaci in chi predilige l’utilizzo di trattamenti alternativi, come quelli omeopatici, perché i pazienti sono più inclini a rifiutare determinate terapie mediche.    

Come si informano le persone sul cancro

Una parte significativa della popolazione ottiene informazioni sul cancro direttamente dalle risorse online, rendendo difficile verificare le informazioni. Uno studio condotto nel 2022 dall’American Cancer Society ha mostrato come il 30 per cento della popolazione adulta statunitense ritenga che molte delle informazioni sanitarie presenti sui social media siano false o fuorvianti, mentre il 39 per cento ritiene che solo alcune di esse siano false o fuorvianti. 

Ma quindi la colpa delle fake news oncologiche è da imputare totalmente ai social media? Non secondo il dottor Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Torino. Giustetto sottolinea infatti come «se la nascita di Google è datata 1997, Wikipedia circa 2001, Facebook ancora tre anni dopo», la vicenda del cosiddetto siero Bonifacio «sale agli onori delle cronache già nel 1969». Con questa espressione si fa riferimento a un caso di cronaca con protagonista il veterinario Liborio Bonifacio, convinto che nelle feci e nelle urine delle capre fosse presente una proteina che impediva loro di ammalarsi di cancro. Il caso fece scalpore, ma il ministero della Salute dimostrò che l’ esperimento di Bonifacio era privo di fondamento medico e che anche le capre si possono ammalare di cancro. 

Un esempio simile è quello del cosiddetto “metodo Di Bella” (dal nome del fisiologo Luigi Di Bella), una pseudo-terapia salita alla ribalta mediatica alla fine degli anni Novanta che consiste in un insieme di diverse molecole, tra cui ormoni, farmaci chemioterapici e vitamine, modificata a seconda del singolo paziente. A volte i farmaci utilizzati nella terapia Di Bella sono alcuni degli antitumorali tradizionalmente somministrati ai pazienti, ma le sperimentazioni hanno dimostrato che «non apporta benefici e non ha effetti terapeutici per la cura dei tumori». Anzi, in alcuni casi i pazienti trattati col metodo Di Bella sono vissuti meno di altri trattati con le terapie convenzionali.

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