
Nelle Olimpiadi degli steroidi il doping è raccontato come progresso
Gli Enhanced Games hanno presentato l’uso di sostanze vietate nello sport come “potenziamento”, con un linguaggio che normalizza una pratica rischiosa
La prima edizione degli Enhanced Games è iniziata il 24 maggio 2026 a Las Vegas, ed era stata presentata dagli organizzatori come l’inizio di una nuova era dello sport: un evento in cui atleti di alto livello avrebbero potuto gareggiare utilizzando sostanze normalmente vietate dalle regole antidoping, sotto supervisione medica, con l’obiettivo dichiarato di superare i limiti umani.
Le promesse erano molto ambiziose. Gli organizzatori parlavano di record mondiali, premi milionari e di una sfida aperta al modello olimpico e alle federazioni sportive internazionali. In un comunicato ufficiale, gli Enhanced Games avevano annunciato Las Vegas come città ospite e avevano già indicato il nuotatore greco Kristian Gkolomeev come esempio del potenziale del loro progetto. Il suo caso era centrale nella narrazione degli organizzatori: doveva dimostrare che un atleta “potenziato” poteva spingersi oltre i record dello sport tradizionale.
I risultati, però, sono stati molto più modesti delle aspettative. L’unico primato mondiale superato è stato proprio quello dei 50 metri stile libero nuotati da Gkolomeev in 20,81 secondi, sette centesimi in meno del record ufficiale del nuotatore australiano Cameron McEvoy. La prestazione non è stata riconosciuta dagli organismi sportivi internazionali perché ottenuta in una competizione che permetteva l’uso di sostanze vietate e, secondo le ricostruzioni giornalistiche, anche con un costume non ammesso da World Aquatics.
Fermarsi al bilancio sportivo, però, rischia di far perdere il punto più interessante della storia. Gli Enhanced Games non sono stati solo una competizione in cui il doping era consentito. Sono stati anche, e forse soprattutto, un esperimento di linguaggio: un tentativo di raccontare l’uso di sostanze vietate non come violazione delle regole, ma come “potenziamento”, libertà individuale, progresso medico e innovazione scientifica. Anche le testate The Guardian e LBC hanno sottolineato il divario tra la retorica rivoluzionaria dell’evento e i risultati effettivi.
In altre parole, gli Enhanced Games hanno provato a rendere il doping socialmente accettabile.
Dal doping all’enhancement
Nelle pagine ufficiali degli Enhanced Games la parola “doping” quasi scompare. Al suo posto compaiono termini come enhancement (in italiano,“potenziamento”), “scienza”, “scelta”, “trasparenza”, “supervisione medica”. Nella sezione del sito denominata “Science”, il progetto viene definito come «medically-supervised human enhancement», cioè potenziamento umano sotto supervisione medica. Nella pagina aziendale, Enhanced Games si presenta come un movimento globale che vuole trasformare il potenziale umano in qualcosa di “superumano”. Nella homepage, gli atleti sono presentati come persone che spingono al limite le prestazioni umane.
È uno slittamento linguistico importante. Se una pratica viene definita doping, allora automaticamente rientra nel campo dell’infrazione. La parola funziona come un’etichetta morale: richiama una scorciatoia, un vantaggio illecito, una violazione delle regole condivise. Chi fa doping non appare come un atleta che esplora i limiti del corpo, ma come qualcuno che rompe il patto su cui si regge la competizione.
Se la stessa pratica però viene chiamata “potenziamento”, il significato si sposta. La sostanza vietata non viene più raccontata come ciò che altera la gara, ma come ciò che quasi libera l’atleta; non più un rischio da contenere, ma una frontiera da esplorare.
Questa è la cornice usata dagli Enhanced Games anche nelle risposte alle critiche. Dopo le sanzioni introdotte da World Aquatics, il fondatore Aron D’Souza ー imprenditore australiano vicino agli ambienti del venture capital e già noto per il suo ruolo nella strategia legale finanziata da Peter Thiel contro Gawker ー ha descritto gli Enhanced Games come un’alternativa a un sistema sportivo chiuso e conservatore. Nella sua versione, gli atleti non starebbero aggirando le regole: starebbero finalmente ottenendo “scelta”, “equità” e “soldi veri”, mentre le istituzioni tradizionali difenderebbero il proprio monopolio.
In questo modo la controversia cambia forma. Non riguarda più il confine tra regole e violazioni, ma quello tra innovazione e immobilismo. Non riguarda più soltanto la tutela della salute, ma la libertà individuale degli atleti. È una cornice efficace perché sposta l’attenzione dalla pratica in sé, cioè l’uso di sostanze vietate, al modo in cui quella pratica deve essere giudicata.
Perché le parole contano
Gli studi sul framing, cioè sul modo in cui il linguaggio orienta la percezione di un tema, mostrano da tempo che le persone valutano diversamente una stessa situazione a seconda delle parole usate per descriverla. Una review pubblicata nel 2024 su Psychological Science in the Public Interest ricorda che il framing non riguarda solo il modo in cui una notizia viene raccontata, ma anche le categorie mentali attraverso cui viene compresa.
Lo stesso vale per gli eufemismi. Uno studio del 2024 sulle etichette eufemistiche ha osservato che usare parole più neutre o più morbide per descrivere una trasgressione morale può farla apparire meno grave agli occhi del pubblico e ridurre la disponibilità a sanzionarla. È il motivo per cui il linguaggio pubblico tende spesso a sostituire parole scomode con formule più levigate: per esempio, quando i licenziamenti vengono presentati come “razionalizzazioni” o “efficientamenti”. Non solo per chiarire meglio la realtà, ma anche per renderla meno urticante.
Nel caso degli Enhanced Games, il meccanismo è evidente. “Doping” è una parola pesante: porta con sé decenni di scandali sportivi, squalifiche, carriere distrutte, rischi sanitari e competizioni falsate. “Potenziamento”, invece, suona come una parola del futuro che richiama l’idea dell’aggiornamento, dell’ottimizzazione, del miglioramento continuo. È una parola compatibile con l’immaginario contemporaneo del corpo performante: il corpo che si misura, si migliora, si monitora, si corregge.
Il punto non è che ogni forma di potenziamento sia automaticamente doping. Nello sport esistono da sempre strumenti, tecnologie e metodi di allenamento che migliorano la prestazione: scarpe più efficienti, diete personalizzate, camere ipossiche (cioè ambienti che simulano l’alta quota riducendo l’ossigeno disponibile), analisi biomeccaniche, recupero muscolare avanzato. Il problema nasce quando il linguaggio del potenziamento viene usato per rendere più presentabile l’uso di sostanze vietate e potenzialmente rischiose, spostando l’attenzione dalla loro natura farmacologica alla promessa di libertà e progresso.
La promessa della sicurezza
Una delle argomentazioni più importanti degli Enhanced Games è la supervisione medica. Gli organizzatori sostengono che, a differenza del doping nascosto e non controllato, il loro modello sarebbe trasparente, regolato e seguito da professionisti. Le sostanze usate sarebbero dunque parte di protocolli personalizzati e monitorati.
È una differenza rilevante sul piano comunicativo, ma non basta a chiudere la questione sul piano sanitario. Cambiare il contesto in cui una sostanza viene assunta non elimina automaticamente i rischi associati al suo uso, soprattutto quando l’obiettivo non è curare una patologia ma aumentare la performance.
Gli stessi dati diffusi dagli organizzatori prima dei Giochi mostrano che il termine “potenziamento” include pratiche molto concrete. Enhanced aveva registrato su ClinicalTrials.gov uno studio sugli atleti coinvolti, presentato come parte del proprio modello di supervisione medica. In un aggiornamento pubblicato prima della competizione, la società ha scritto che il 91 per cento degli atleti monitorati aveva usato testosterone, il 79 per cento ormone della crescita, il 62 per cento stimolanti, il 41 per cento EPO, cioè eritropoietina, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi, e il 29 per cento steroidi anabolizzanti.
Sono sostanze e metodi che nello sport regolato sono vietati proprio perché possono migliorare la prestazione, comportare rischi per la salute o violare lo “spirito dello sport”, secondo i criteri usati dalle autorità antidoping come l’Athletics Integrity Unit.
L’EPO, per esempio, può migliorare la capacità di trasportare ossigeno, ma può anche rendere il sangue più denso, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari. USADA ー l’agenzia antidoping statunitense che si occupa di controlli, prevenzione e gestione dei casi di doping per molti atleti degli Stati Uniti ー segnala che il blood doping può aumentare il rischio di ictus, malattie cardiache ed embolie. La stessa agenzia, in una pagina sul testosterone, ricorda che l’uso improprio di testosterone e steroidi anabolizzanti può avere conseguenze fisiche e psicologiche.
Anche la letteratura scientifica recente invita alla cautela. Una review pubblicata nel 2026 su Sports Medicine – Open ha concluso che, per diverse classi di sostanze dopanti, i rischi cardiovascolari possono essere cumulativi e irreversibili. Un articolo di commento pubblicato sul British Medical Journal ha definito gli Enhanced Games un esperimento su larga scala con conseguenze sanitarie imprevedibili.
Per questo diverse istituzioni sportive e antidoping hanno criticato duramente gli Enhanced Games. La WADA (la World Anti-Doping Agency) li ha definiti “pericolosi e irresponsabili”; la USADA ha avvertito che il progetto rischia di glorificare l’uso di sostanze dopanti, soprattutto davanti ai giovani atleti; e la federazione di nuoto World Aquatics ha introdotto misure per escludere dalle proprie competizioni chi partecipa o sostiene eventi che promuovono pratiche dopanti.
Questo non significa che il quadro scientifico sia neutro. Per molte delle sostanze usate per aumentare la performance, dagli steroidi anabolizzanti all’EPO, esistono studi e fonti mediche che documentano rischi per la salute, in particolare cardiovascolari, endocrini e psicologici. Quello che manca sono dati indipendenti e di lungo periodo sufficienti per dimostrare che l’uso combinato di queste sostanze, in atleti sani e con l’obiettivo di migliorare la prestazione, diventi sicuro solo perché avviene sotto supervisione medica.
Il confine tra cura e potenziamento
La vicenda degli Enhanced Games si inserisce in una discussione bioetica più ampia: qual è il confine tra terapia e potenziamento?
Una cosa è usare un farmaco per risolvere un problema di salute; un’altra è usare lo stesso farmaco, o una sostanza simile, per aumentare le capacità di una persona sana oltre il livello considerato normale. Questo confine non è sempre netto. Molte tecnologie mediche possono essere usate sia per curare sia per migliorare la performance: dipende dal contesto, dalle finalità, dalle dosi, dai rischi e dalle disuguaglianze che producono.
La distinzione tra terapia e potenziamento è discussa da tempo nella bioetica. Uno studio pubblicato dall’Università di Oxford del 2023 mostra quanto questa distinzione sia utile ma anche problematica sul piano concettuale e normativo; un altro studio indicizzato su PubMed ha osservato già nel 2020 che la percezione di normalità influenza i giudizi morali su terapia e potenziamento.
Gli Enhanced Games si collocano esattamente in questa zona grigia. Presentano sostanze vietate nello sport non come strumenti per aggirare le regole, ma come estensioni medicalizzate di una cultura già molto diffusa come quella dell’ottimizzazione del corpo. Una cultura in cui sonno, alimentazione, allenamento, ormoni, integratori, dati biometrici e prestazioni vengono trattati come parti di un unico progetto di miglioramento personale.
In questa cornice, il doping smette di sembrare un’eccezione scandalosa e diventa il gradino successivo di una scala già familiare. Se monitoriamo il sonno per lavorare meglio, se prendiamo integratori per recuperare prima, se usiamo dispositivi per misurare ogni parametro corporeo, perché non dovremmo usare anche sostanze capaci di aumentare la performance, purché sotto controllo medico?
È una domanda potente, ma anche ingannevole. Perché mette sullo stesso piano pratiche molto diverse tra loro per intensità, effetti e rischi.
Lo sport come vetrina commerciale
Gli Enhanced Games non sono solo un progetto sportivo. I materiali aziendali della società mostrano l’ambizione di costruire una più ampia categoria di performance medicine, legata non solo agli atleti professionisti ma anche al mercato del benessere, della longevità, della terapia ormonale, dei peptidi (piccole catene di amminoacidi usate come segnali biologici dall’organismo e promosse, in alcuni contesti, come strumenti per migliorare recupero, metabolismo o performance), degli integratori e dei protocolli personalizzati, come dichiarato in un comunicato sulla business combination. Anche in una lettera agli azionisti, il CEO di di Enhanced Games Maximilian Martin ha descritto un ecosistema più ampio dell’evento sportivo, che comprende telemedicina, terapia ormonale, prodotti per la longevità e protocolli personalizzati.
In questa prospettiva, lo sport funziona come una vetrina. L’atleta “potenziato” diventa la dimostrazione vivente di un prodotto culturale e commerciale: l’idea che il corpo possa e debba essere migliorato attraverso interventi sempre più sofisticati, medicalizzati e acquistabili. In un comunicato sui risultati dell’evento, Enhanced ha reso esplicita questa logica: gli atleti funzionano anche come vetrina del suo modello di “potenziamento”, pensato per allargarsi oltre lo sport e arrivare al mercato più ampio della performance e del benessere.
Una ricerca pubblicata nel 2025 su Harm Reduction Journal ha sostenuto che gli Enhanced Games usano lo sport anche come veicolo per commercializzare la testosterone replacement therapy (terapia sostitutiva con testosterone, cioè un trattamento medico per correggere una carenza diagnosticata di questo ormone) e per posizionarsi nel mercato più ampio del wellness, della longevità e dell’ottimizzazione.
Un editoriale pubblicato nel 2026 sulla stessa rivista è arrivato a una conclusione prudente: la promessa di trasparenza e supervisione medica non basta a rendere sicuro il modello degli Enhanced Games, soprattutto se lo sport diventa anche una vetrina commerciale per il mercato della performance e del benessere.
Cambiare nome alle cose
Il messaggio degli Enhanced Games non è soltanto che alcuni atleti possano gareggiare usando sostanze vietate, ma che il potenziamento farmacologico possa essere considerato una nuova frontiera della performance, del benessere e della libertà individuale.
Per questo il caso riguarda anche il linguaggio. Le parole possono rendere una pratica più comprensibile, ma possono anche renderla meno controversa. Chiamare “doping” l’uso di certe sostanze significa inserirlo in una storia di regole violate, rischi sanitari e competizioni falsate. Chiamarlo “potenziamento” significa spostarlo in un’altra cornice: quella dell’innovazione, della scelta personale, della scienza che permette al corpo di superare i propri limiti.
Nel caso dello sport, questo passaggio è particolarmente delicato. La competizione si fonda da sempre su una tensione: celebra il superamento dei limiti, ma stabilisce anche quali mezzi siano ammessi per farlo. Allenarsi di più è lecito. Usare alcune tecnologie può esserlo o non esserlo, a seconda dei casi. Assumere determinate sostanze è vietato. Quel confine non è casuale, ma è costruito da regole, conoscenze mediche e scelte etiche.
Gli Enhanced Games contestano proprio quel confine. Ma invece di limitarsi a sostenere che il doping dovrebbe essere permesso, lo riformulano come qualcosa di diverso. Il risultato è un racconto in cui il problema non sembra più essere l’uso di sostanze vietate, ma il fatto che qualcuno continui a chiamarle doping.
La prima edizione degli Enhanced Games sarà forse ricordata per non aver mantenuto le promesse sportive con cui era stata annunciata. Il suo lascito più interessante, però, potrebbe essere un altro: aver mostrato quanto sia potente cambiare il vocabolario per rendere un progetto controverso socialmente accettabile.
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