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La guerra civile complottista nel movimento MAGA che può ridisegnare la politica statunitense

L’assassinio di Charlie Kirk e la sua eredità politica passata a sua moglie Erika hanno scatenato una lotta intestina tra influencer di estrema destra, tra accuse incrociate e teorie del complotto sempre più estreme

16 marzo 2026
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Da settimane negli Stati Uniti è esplosa una vera e propria “guerra civile” dentro il movimento trumpiano MAGA (“Make America Great Again”). La scintilla che ha fatto deflagrare questo duro conflitto dentro il variegato e già conflittuale mondo dell’estrema destra statunitense è stata l’assassinio di Charlie Kirk

La morte dell’influente attivista ultraconservatore, tra i più stretti collaboratori e amici del presidente statunitense Donald Trump, ha infatti lasciato un vuoto di potere nel movimento, che più influencer estremisti si stanno contendendo a colpi di accuse incrociate e teorie del complotto. A farne maggiormente le spese è stata Erika Kirk, vedova di Charlie Kirk, nominata dopo la morte del marito alla guida della potente organizzazione giovanile di conservatori Turning Point USA (TPUSA) e anche per questo finita al centro di un vortice di disinformazione con l’obiettivo di screditare la sua leadership. 

Una lotta che, a detta di diversi analisti, può ridisegnare i confini culturali e politici del movimento che ha segnato in questi anni il sostegno pubblico a Trump, spingendoli, in base al suo esito, ancora più all’estremo, con possibili conseguenze per l’intero Paese.

Il vuoto politico da colmare

Mentre stava parlando a un evento pubblico tenutosi il 10 settembre 2025 alla Utah Valley University, Charlie Kirk, influencer e attivista evangelico di estrema destra e tra i volti più noti del movimento trumpiano, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Per il suo omicido è sotto processo il ventiduenne Tyler Robinson che, se condannato, rischia la pena di morte. 

Kirk era un figura politica influente di primo piano negli Stati Uniti. Come riporta la BBC, il trentunenne è stato infatti il tramite di Donald Trump con i giovani repubblicani e lo stesso presidente lo ringraziò pubblicamente per l’aiuto datogli nella vittoria alle elezioni presidenziali del 2024. L’attivista MAGA era a capo di Turning Point USA, organizzazione giovanile fondata da lui stesso nel 2012 all’età di 18 anni con l’obiettivo di diffondere idee di destra nelle scuole e nelle università degli Stati Uniti d’America, divenuta negli anni «un pilastro fondamentale della base trumpiana», scrive l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). 

Per capire la dimensione del fenomeno creato da Kirk, basta citare alcuni dati. In base alle dichiarazioni dei redditi riportate dalla testata giornalistica investigativa ProPubblica, TPUSA è passata da poco meno di 80mila dollari di ricavi nel 2013 a quasi 85milioni di dollari nel 2024 (grazie anche a grandi donazioni di finanziatori, molti dei quali rimasti anonimi). La stessa organizzazione afferma di essere presente in oltre 3500 campus di scuole superiori e università negli Stati Uniti, con oltre 250mila studenti iscritti e più di 450 dipendenti a tempo pieno e parziale, definendosi l’organizzazione di attivisti giovanili conservatori più grande e in più rapida crescita del Paese. 

Gli stessi account social di TPUSA, come anche quelli di Charlie Kirk, sono cresciuti nel tempo raggiungendo milioni di follower. Proprio i social media sono stati un fattore fondamentale nel viralizzare la visione politica dell’attivista MAGA e la propaganda politica della sua organizzazione. Clip del suo format “Prove me wrong”, in cui Kirk gareggiava in dibattiti nei campus universitari con studenti progressisti sulle tematiche di attualità più varie, sono esplose sui social media, ottenendo spesso decine di milioni di visualizzazione, riporta ABC News. Quando Charlie Kirk è stato ucciso alla Utah Valley University stava per proprio partecipando a uno di questi suoi eventi, la prima tappa del suo tour “The American Comeback” nelle università statunitensi. 

Ma la figura di Charlie Kirk è ritenuta anche controversa. Il giorno prima del suo assassinio nel giornale studentesco dell’università si leggeva che alcuni studenti e studentesse avevano lanciato una petizione online per chiedere all’Università di impedire a Kirk di parlare nel campus per le sue precedenti prese di posizione sui diritti civili. Nel 2023 durante una conferenza organizzata da TPUSA, l’attivista politico definì Martin Luther King Jr., leader dei diritti civili che si oppose alla segregazione razziale e che fu assasinato nel 1968, «orribile» e «non una brava persona», dichiarando «un errore» l’approvazione nel 1964 del Civil Rights Act”, legge federale che metteva al bando la discriminazione basata su razza, colore, religione, sesso e origine nazionale e proibiva la segregazione.

Negli anni Charlie Kirk ha infatti espresso posizioni di destra radicali e provocatorie su più tematiche politiche che hanno da una parte scatenato forti reazioni di condanna e dall’altro contribuito ad attirare una forte attenzione pubblica nei suoi confronti durante le cosiddette “guerre culturali” nel Paese, sopratutto negli ambienti ultraconservatori statunitensi. Kirk sostenne ad esempio che valeva la pena affrontare «il costo di, purtroppo, alcune morti per arma da fuoco ogni anno, in modo da poter avere il Secondo Emendamento (ndr, che sancisce il diritto dei cittadini di detenere e portare armi) a protezione degli altri nostri diritti concessi da Dio». Era inoltre contro l’interruzione volontaria di gravidanza, sostenendo che la pratica dovesse essere illegale anche nei casi di stupro. Inoltre, per lui le donne avrebbero dovuto pensare prima a fare figli e alla famiglia e poi, in secondo momento, al lavoro. 

Ma Charlie Kirk e la sua organizzazione TPUSA hanno costruito il proprio potere mediatico e influenza anche grazie alla diffusione di svariate teorie del complotto, elementi peculiari della stessa propaganda MAGA, utilizzandole per screditare avversari politici e viralizzare la propria visione sulle tematiche d’attualità. L’attivista ha sostenuto le false accuse di frodi elettorali (portate avanti in primo luogo da Donald Trump) che avrebbero permesso nel 2020 a Joe Biden di vincere le elezioni presidenziali, ha diffuso disinformazione sulle politiche vaccinali durante la fase emergenziale della pandemia di Covid-19 e fatto esplicito riferimento alla teoria del complotto della “grande sostituzione etnica“, fantasia paranoide di estrema destra che immagina un complotto per sostituire la “razza bianca”. 

Quando è stato assassinato questa eredità politica è passata nelle mani di sua moglie, Erika Kirk. Una dinamica che però ha scatenato tutta una serie di conseguenze che hanno portato a un dilagare di disinformazione e a un potente terremoto nel mondo dell’estrema destra statunitense.

La “vedova allegra”

Otto giorni dopo l’uccisione del fondatore di TPUSA, il 18 settembre 2025, Erika Kirk è stata nominata CEO e presidente del consiglio di amministrazione dell’organizzazione politica. Nata nel 1988 in una famiglia cattolica a Scottsdale, in Arizona, Erika Frantzve si è laureata all’università di scienze politiche e relazioni internazionali all’Arizona State University e nel 2012 ha vinto il titolo di Miss Arizona. Nel 2021 si è sposata con Charlie Kirk, con il quale ha avuto due figli. 

Come si legge in un ritratto della donna uscito su El Pais, sebbenne fosse apparsa sempre all’ombra del marito, Erika Kirk era già attiva politicamente dentro TPUSA e con un chiaro profilo pubblico prima dell’assassinio del suo consorte. «Tra le sue attività rientravano un podcast religioso settimanale (una delle puntate, condotta con il marito, si intitolava “Submission Is Not a Bad Word“), una linea di “abbigliamento religioso” e un evento annuale dedicato alle donne, la TPUSA, che riunisce le principali voci femminili degli Stati Uniti contro il femminismo», scrive Iker Seisdedos, corrispondente del quotidiano spagnolo a Washington. Una figura quindi ben definita all’interno dell’odierno conservatorismo religioso statunitense e del mondo MAGA.

Ma dopo la morte del marito, la sua immagine pubblica è cambiata. In particolare, l’evoluzione è iniziata con la diffusione di un video pubblicato sui social da TPUSA e dal profilo di Charlie Kirk appena quarantotto ore dopo il suo assassinio, che ha raggiunto  milioni di visualizzazioni. In questa clip Erika Kirk ricorda con grande commozione il marito, affermando che le sue idee sarebbero diventate «più forti, più audaci e più grandi che mai». A un certo punto, la donna, guardando dritto in camera, si rivolge a chi ha ucciso Charlie Kirk e dichiara con fermezza «Non avete idea del fuoco che avete appena acceso in questa moglie. Il grido di questa vedova risuonerà in tutto il mondo come un grido di battaglia».

Secondo un’analisi del Washington Post uscita in quei giorni, con il suo porsi Erika Kirk ha riscritto in maniera radicale il ruolo delle vedove politiche statunitensi che per più di mezzo secolo hanno onorato i loro mariti assassinati «con uno stoicismo velato e per lo più silenzioso». Al contrario, la «trentaseienne madre di due figli si è imposta come una figura pubblica e schietta, perfettamente adatta a una cultura iper-online e politicamente frammentata», sottolineava il quotidiano statunitense. Da quel momento la nuova amministratrice delegata di TPUSA si è così esposta in prima persona, partecipando a podcast, rilasciando interviste e partecipando a eventi e panel pubblici per portare avanti l’azione politica della potente organizzazione conservatrice e di suo marito. In questi mesi diversi analisti politici hanno scritto che Erika Kirk potrebbe riuscire a incarnare il nuovo volto del movimento politico MAGA.

Questa grande attenzione pubblica non ha portato però solo grandi aspettative nei suoi confronti da una parte del conservatorismo statunitense. Erika Kirk infatti è finita fin da subito al centro di accuse proprio legate a questa esposizione pubblica, al suo modo di vivere il ruolo di “vedova politica” e all’eredità del messaggio politico diffuso in precedenza da suo marito (e da lei stessa) sul ruolo della donna nella società e nella famiglia. Ad esempio in più occasioni – alla cerimonia funebre di Charlie Kirk svoltasi il 21 settembre 2025 in uno stadio strapieno e all’”AmericaFest” di dicembre 2025, la convention annuale di Turning Point USA – la CEO ha fatto un ingresso trionfale, tra giochi pirotecnici, tappeti rossi, abiti luccicanti, sorrisi e lacrime. 

Dopo queste apparizioni, sui social media sono comparsi commenti che hanno criticato con fermezza la sua decisione di presentarsi pubblicamente in quel modo appariscente invece di trascorrere del tempo in privato con i suoi figli. E queste recriminazioni sono arrivate anche da una parte degli stessi ambienti MAGA, in linea con la propaganda conservatrice sulla famiglia e il ruolo della donna di TPUSA.

Vista la notorietà e importanza nella scena pubblica e politica sono iniziati a diffondersi anche numerosi contenuti infondati e notizie false virali veicolate da più fonti: troll online, account anonimi definitisi “progressisti”, siti satirici e anche complottisti di destra. L’obiettivo principale di questa disinformazione è stato mettere in dubbio il dolore di Erika Kirk per la morte di Charlie Kirk e alimentare sospetti nei suoi confronti. 

A metà novembre è circolata ad esempio la notizia falsa che la donna sarebbe stata incinta di 8 settimane nonostante il marito fosse stato assassinato 10 settimane prima. Questa notizia inventata è iniziata a circolare accompagnata dalla storia infondata secondo cui Erika Kirk avrebbe avuto una relazione segreta con il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance. Una voce malevola nata dopo che la vedova e Vance (grande amico dell’attivista assassinato) si erano scambiati un abbraccio commosso durante un evento di fine ottobre di TPUSA all’Università del Mississippi in onore di Charlie Kirk. 

In un altro caso è stato fatto circolare in maniera fuorviante un video per far credere falsamente che Erika Kirk, prima di salire sul palco per un evento in ricordo di suo marito, aveva utilizzato una soluzione lacrimale per fingere di piangere. È stata diffusa poi la notizia priva di qualsiasi riscontro dell’apertura di un’indagine federale nei confronti della nuova amministratrice delegata di TPUSA per aver presumibilmente ricevuto un trasferimento di 350mila dollari da una società fittizia prima della morte del marito. Un’altra storia inventata sosteneva invece che Erika Kirk fosse stata coinvolta in passato in un traffico di esseri umani in Romania tramite l’organizzazione senza scopro di lucro “Everyday Heroes Like You”, fondata da lei stessa nel 2006 con l’obiettivo di sostenere e promuovere iniziative benefiche negli Stati Uniti e all’estero.

Anche l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per denigrare e deridere le sue apparizioni in pubblico ritenute non adatte a una moglie che ha perso il marito: in un video IA si vede Erika Kirk entrare in scena usando un sollevatore potenziato per effettuare un grande salto sul palco (il video originale modificato mostrava l’entrata trionfale del rapper sudcoreano PSY durante un concerto), un’altra clip artificiale mostra la donna ballare di fronte a un cartello autostradale che indicava una strada rinominata “Charlie Kirk memorial Highway” in onore del suo defunto marito.

La guerra civile complottista nell’estrema destra statunitense

L’assassinio di Charlie Kirk e la conseguente nomina di TPUSA a sua moglie Erika come “erede” ha però fin da subito reso anche evidenti le divisioni latenti da tempo all’interno del variegato mondo MAGA. 

È nata così una vera e proprio guerra alimentata da influencer noti nell’estrema destra statunitense per accrescere la propria influenza politica nel movimento a colpi di accuse denigratorie e teorie del complotto, che ha sfruttato anche il quadro disinformativo ricostruito in precedenza contro Erika Kirk. Interrogato a fine settembre su queste dinamiche dal servizio pubblico canadese CBC, Matthew Dallek, professore di gestione politica alla George Washington University che studia l’evoluzione del movimento conservatore moderno, aveva dichiarato che «i movimenti estremisti, tra cui il movimento MAGA, tendono nel tempo a diventare più radicali e, credo, anche a fratturarsi». 

Venti giorni dopo l’assassino di Charlie Kirk, Nick Fuentes, suprematista bianco apertamente misogino, antisemita, neonazista e razzista, ha criticato pesantemente Turning Point USA per la modalità con cui ha gestito la morte del suo fondatore, trovandola «una cosa davvero gratuita» e sostenuto senza alcuna prova che dietro le lacrime mostrate pubblicamente da Erika fosse in realtà felice della morte del marito. «Ho la sensazione che sia molto falsa», ha detto l’attivista estremista di destra. Lo scorso dicembre Fuentes ha definito l’amministratrice delegata della potente organizzazione giovanile conservatrice una «pazza», invitandola a ritirarsi in quanto donna: «Lascia perdere. Lascia che sia un uomo a dirigere Turning Point USA… Tu vai e soffri. Smettiamola con la sceneggiata».

Da tempo Fuentes attacca TPUSA e Charlie Kirk perché considerati troppo moderati e per il sostegno politico a Israele. Nick Fuentes è a capo dei “Groypers”, gruppo che prende il nome da un omonimo meme mutuato da “Pepe the Frog”, la rana antropomorfa che per diversi anni è stata la mascotte per eccellenza dell’estrema destra statunitense. Come abbiamo ricostruito in un precedente approfondimento, tra il 2019 e il 2020 si consumarono online le cosiddette “Groyper Wars”: uno scontro politico frontale in cui Nick Fuentes e i suoi giovani attivisti presero di mira la linea di Charlie Kirk. La loro strategia consisteva in interventi provocatori durante i dibattiti universitari organizzati da Kirk, con l’obiettivo di spostare ulteriormente a destra l’asse dell’establishment trumpiano. E come racconta la puntata del 1° febbraio 2026 del podcast “Today, Explained” di Vox, media statunitense di analisi sulle tematiche di attualità, sembra che questa tendenza sia in atto da dopo la morte di Charlie Kirk, con i feed social dei giovani studenti conservatori contraddistinti da una visione del mondo sempre più oscura e cospirativa animata principalmente da Nick Fuentes e da un’altra importante figura dell’estrema destra statunitense: Candace Owens. 

Owens è un’influencer, complottista antisemita e podcaster statunitense di ultradestra con milioni di follower sui propri profili social, divenuta recentemente nota a livello internazionale per essere stata denunciata per diffamazione da Emmanuel Macron e Brigitte Macron per aver diffuso la falsa teoria del complotto transmisogina secondo cui la moglie del presidente francese sarebbe in realtà una donna transgender. 

Fin da pochi giorni dopo l’omicidio di Charlie Kirk, Candace Owens ha iniziato a diffondere svariate e strampalate tesi cospirative sulla sua morte e contro la “versione ufficiale” data dalle autorità che hanno condotto le indagini sul caso. L’influencer ha ipotizzato senza fornire alcuna prova che nell’omicidio dell’attivista conservatore potrebbero essere coinvolti Francia, Israele ed Egitto, che l’esercito americano stia insabbiando un crimine più grande e che Charlie Kirk sia stato “tradito” da persone all’interno della stessa Turning Point USA. L’organizzazione ha successivamente risposto affermando che Owens ha diffuso «falsità» solo per «per arricchirsi». Ma secondo quanto riportato dal sito statunitense The BulWark le teorie complottistiche della podcaster avrebbero fatto breccia anche dentro la stessa organizzazione giovanile: alcuni dipendenti hanno dichiarato di essere stati licenziati per aver messo in discussione la “versione ufficiale” dell’uccisione di Charlie Kirk.  

Candace Owens è stata amica stretta di Charlie Kirk negli anni passati, lavorando nella stessa TPUSA e ricoprendo dal 2017 al 2019 il ruolo di direttrice delle comunicazioni dell’organizzazione. Nel 2018 lo stesso Donald Trump l’aveva elogiata, definendola «una pensatrice molto intelligente». L’anno successivo Owens ha lasciato l’organizzazione di giovani conservatori dopo che a un evento dal vivo disse che se «Hitler avesse voluto solo rendere grande la Germania e far funzionare bene le cose» andava bene, ma invece il problema del dittatore nazista «è che aveva sogni al di fuori della Germania. Voleva la globalizzazione». Parole che scatenarono aspre polemiche e la richiesta di sue dimissioni da parte di alcune sezioni della stessa TPUSA. Come ha rivelato recentemente Eric Bolling, ex conduttore di Fox News e membro del comitato consultivo di TPUSA, Charlie Kirk aveva litigato con Owens perché le sue opinioni erano state considerate dal fondatore troppo estreme per l’organizzazione. 

A dicembre 2025 Erika Kirk ha incontrato privatamente Owens per smentire le speculazioni sulla morte del marito. Ma l’incontro non ha avuto successo. Anzi, a fine febbraio 2026 la podcaster ha pubblicato su YouTube una serie intitolata “Bride of Charlie” (“La sposa di Charlie”) con cui ha attaccato frontalmente la vedova di Charlie Kirk, con ulteriori tesi cospirative. Ad oggi la serie (composta da diversi episodi di un’ora l’uno) ha raggiunto nel complesso quasi 20 milioni di visualizzazioni. Il clima si è avvelenato ulteriormente negli stessi giorni dell’uscita di questa serie, quando su X diversi account complottisti di estrema destra statunitensi hanno iniziato a diffondere la notizia priva di riscontri che Erika Kirk e TPUSA avrebbero pagato vari influencer per attaccare online Candace Owens definendola un “demone”. Inoltre, dopo la messa in onda delle puntate in cui la podcaster estremista ha mostrato foto dell’annuario scolastico di una giovane Erika Kirk con i capelli corti, alcuni fan di Owens hanno iniziato speculare sulla sua identità di genere basandosi sull’aspetto fisico infantile per sostenere che fosse un uomo, riporta The Hollywood Reporter. Le cosiddette “transvestigazioni” sono una pratica transfobica complottista diventata un’arma ricorrente dall’estrema destra utilizzata per colpire donne di potere.

Intervistata da FoxNews, Erika Kirk ha definito tutte queste teorie cospirative come «un virus mentale» e, rivolgendosi ai complottisti, ha dichiarato: «Sappiate che le vostre parole hanno un grande potere, e noi siamo umani. La mia squadra non è composta da macchine, né da robot. Abbiamo ricevuto più minacce di morte, sia nella nostra squadra che dalla nostra parte, di quante ne abbia mai viste… Cosa dovremmo fare? Rivivere di nuovo quel trauma?».

La campagna complottista portata avanti dalla podcaster statunitense contro la CEO di TPUSA ha aggravato le faide interne tra gli influencer e opinionisti MAGA, tantoché alcuni analisti hanno parlato di un movimento che ha iniziato a mangiare sé stesso. Alcuni di questi, come Tim Pool, Ben Shapiro, Laura Loomer, Dan Bongino e lo stesso Nick Fuentes hanno attaccato Owens affermando che è una «pazza» con un «comportamento schizofrenico» e che sta facendo tutto questo per creare attenzione su di sé, mentre altri, come Tucker Carlson, l’hanno difesa. 

Come si legge su The Daily Beast tuttavia Candace Owens è da anni una teorica del complotto e nessuno tra i volti noti MAGA in tutto questo tempo si è scagliato contro di lei (compresa Erika Kirk). Come abbiamo visto, anche lo stesso Charlie Kirk ha utilizzato disinformazione e tesi cospirative per portare avanti i suoi attacchi e il programma politico di TPUSA. Le cospirazioni però sono diventate un problema (“un virus della mente”) quando sono state utilizzate da Owens per colpire all’interno dello stesso movimento. 

Inoltre, paradossalmente le pesanti critiche dei commentatori MAGA hanno finito per favorire agli occhi dei suoi milioni di follower l’immagine di Owens come una ribelle intransigente che non ha paura di scontrarsi con la propria parte politica se c’è qualcosa di losco da smascherare. L’analista politica Sofia Tesfaye ha scritto sulla rivista online Salon che la vera ragione per cui a destra non riescono a fermare Candace Owens «è che l’hanno creata loro. Il movimento che un tempo proteggeva Owens sta ora scoprendo che i mostri cresciuti sul risentimento non conoscono barriere». Per Tesfaye infatti lo scontro in atto parla in realtà «di una crisi d’identità della destra americana: cosa succede quando un movimento mediatico decide che il brivido della cospirazione, il piacere dell’accusa, la dopamina della “bomba della verità” contano più della verità stessa». 

Ma la dichiarazione di guerra di Candace Owens contro il resto della destra mainstream è in realtà importante per gli stessi Stati Uniti, specifica la rivista statunitense Slate. «Perché, in definitiva, – si legge – la frattura tra Owens e TPUSA è la storia di una crisi d’identità che ha portato la destra al suo attuale punto di svolta. Potrebbe benissimo avere ripercussioni sul futuro del Paese: sul suo rapporto con Israele, sul futuro del movimento conservatore e sulla scelta del Partito Repubblicano moderno di operare all’interno del sistema esistente o di tentare di distruggerlo completamente».

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