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L’IA su Google Earth ha avuto vita molto, molto breve

Per meno di 24 ore Google ha lanciato la funzione IA sulle sue mappe satellitari di Earth, tra le critiche di esperti e giornalisti per i rischi legati alla disinformazione

5 agosto 2026
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Qualche giorno fa, il 30 luglio, Google ha integrato l’IA in uno dei suoi prodotti: Google Earth. L’obiettivo era fare sì che gli utenti possano “trasformare qualsiasi luogo” su Google Earth con il modello generativo di intelligenza artificiale di Google, Nano Banana 2. A pochi giorni dal lancio, questa iniziativa è già però stata ritirata. 

L’azienda aveva inizialmente pubblicizzato la funzione affermando che d’ora in poi sarebbe stato possibile «ricreare una visione iperrealistica di come apparivano le rovine di Pompei nel 78 d.C.», o ancora «immaginare un terreno abbandonato a Tokyo come un vivace quartiere commerciale e di negozi, ricco di spazi aperti». 

Come spesso accade con i nuovi prodotti IA, tuttavia, la funzionalità di Nano Banana in Google Earth è stata usata dagli utenti nelle sue prime ore anche per “giocarci”, creando scenari fantascientifici come attacchi di Godzilla e bombardamenti alieni. A scopo satirico, alcune persone hanno modificato le immagini prendendo di mira le Piramidi e l’11 settembre

Svariati utenti hanno inoltre messo in luce che il potenziale di questo strumento può essere sfruttato per altri scopi, come la circolazione di immagini di presunte centrali nucleari in Iran o di inondazioni mai avvenute. Il giornalista e investigatore OSNIT Henk van Hess ha pubblicato su X una serie di post in cui dimostrava quanto fosse facile creare scene realistiche false, come una folla di rifugiati al confine tra Messico e Stati Uniti o un incidente tra le vie di Amsterdam.

Il rischio che questa configurazione venisse usata da utenti malintenzionati era quindi abbastanza ampio, e infatti, dopo meno di 24 ore dal lancio, Google ha rimosso lo strumento sottolineando che erano state generate immagini «che sembrano violare le nostre norme», promettendo allo stesso tempo di «lavorare all’implementazione di misure di controllo più rigorose». 

Stando alle dichiarazioni della big tech, comunque, «le immagini generate non apparivano nell’interfaccia principale di Google Earth, dove altri utenti avrebbero potuto vederle, ed erano contrassegnate da un watermark che indicava che erano state generate dall’intelligenza artificiale». 

Paul Brown, giornalista alla BBC contattato da Facta, ha confermato il fatto che le immagini modificate non venivano visualizzate sull’interfaccia principale di Google Earth. Lo strumento acquisiva un’istantanea della porzione di pianeta che si stava visualizzando in quel momento; era poi possibile modificare quest’istantanea per creare una nuova immagine, che poteva essere salvata in un progetto di Google Earth o come nuovo file da condividere esternamente. Anche il giornalista Henk van Ess, contattato da Facta, ha confermato questa versione dei fatti, e ha aggiunto che «il punto non è che gli utenti potessero infestare Google Earth, ma che Google Earth sia stato utilizzato per infestare il web».

Una macchina di disinformazione 

Prima del lancio di questa configurazione, Google Earth era sempre stato considerato una risorsa molto importante per ricercatori, giornalisti e chiunque si occupasse di tematiche quali conflitti armati e disastri naturali. Come scrive The Atlantic, «le immagini satellitari e aeree possono essere utilizzate per monitorare il fallimento dei raccolti o la deforestazione, la creazione di fosse comuni e le conseguenze delle campagne di bombardamento». 

Henry Ajder, ricercatore specializzato in IA, ha raccontato a BBC Verify che il problema della funzione implementata da Google riguardava soprattutto la creazione di immagini false nelle zone di conflitto, dove gli eventi si susseguono rapidamente e le informazioni scarseggiano. Secondo Ajder, i giornalisti potrebbero comunque essere in grado di verificare quell’immagine e scriverne, ma non tutti gli utenti lo faranno (e lo potranno fare). Lo strumento di Google, quindi, potrebbe essere utilizzato per diffondere disinformazione sfruttando la nota attendibilità delle mappe satellitari dell’azienda.

Nelle prime ore dopo il lancio della nuova funzione, Google sembrava essere molto meno preoccupato da questi rischi. Infatti, prima di bloccare la configurazione, l’azienda aveva dichiarato che i contenuti generati dall’IA su Google Earth contenevano filigrane invisibili, tracciabili con l’app del chatbot Gemini o la funzione Lens nella ricerca, per indicare immagini false o manipolate. Questo aspetto non rappresenta però una valida contromisura rispetto alla circolazione di immagini generate con IA, perché ー ancora una volta ー i giornalisti potrebbero avere il tempo e i mezzi per verificarle, ma questo non vale per tutti gli utenti. Con il lancio di questa funzione, quindi, si apriva la possibilità alla circolazione di immagini artefatte che le persone comuni in Rete potrebbero credere reali.

In qualsiasi caso, i fact-checker di BBC Verify hanno testato il sistema di verifica delle immagini di Google, e hanno rilevato che effettivamente risultava efficace con le immagini generate dalla nuova funzionalità, ma che era anche possibile indurre Gemini a ritenere autentiche le immagini false generate all’interno di Google Earth. I test effettuati utilizzando strumenti esterni di rilevamento dell’IA, in alcuni casi, non sono riusciti a identificare i contenuti generati dall’IA di Google Earth.  

Gli altri problemi, tecnici e non 

In qualsiasi caso, la funzione sembrava avere anche altri problemi oltre a quelli dell’alimentare, ancora una volta, confusione tra il vero e il falso. 

Un esperimento condotto dal sito di informazione tecnologica ZDNet ha rivelato che nonostante la funzione permettesse di ricreare un determinato luogo com’era in un dato periodo di tempo, i risultati non erano assolutamente storicamente accurati. Nel suo esperimento, il giornalista David Gewirtz ha chiesto a Nano Banana di generare nel 1876 e nel 1976 l’area circostante l’Independence Hall di Philadelphia, l’edificio in cui venne discussa e ratificata la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti. In entrambi i casi, sebbene Nano Banana avesse generato immagini che rispecchiavano l’architettura dell’epoca, non era presente l’edificio della testata giornalistica Public Ledger, che si trova lì vicino. Anche quando l’IA lo includeva nella rappresentazione, non era fedele alla realtà. 

L’analisi di ZDNet ha anche evidenziato altri limiti della funzionalità. Per Gewirtz, uno dei problemi è che funziona come se Google Earth trasmettesse a Nano Banana un semplice screenshot delle immagini satellitari accompagnato da un prompt, invece di operare con una conoscenza approfondita dell’ambiente rappresentato sullo schermo di Google Earth. In altre parole, l’IA non sarebbe in grado di “comprendere” il contesto e il contenuto dell’immagine. Un problema non da poco, che a questo punto farebbe sorgere la questione: ma allora perché non fare semplicemente uno screenshot da Google Earth e usare direttamente il chatbot Gemini per modificare l’immagine? 

L’IA dappertutto, ma senza filtri

Insomma, in tutti gli aspetti questo sembra un prodotto lanciato sul mercato prima che fosse finito, e soprattutto prima che venisse moderato per evitare la creazione di immagini violente potenzialmente pericolose o alimentare disinformazione. 

Non è la prima volta che Google fa qualcosa di simile: nel maggio 2025, Google aveva lanciato negli Stati Uniti la funzionalità “Try It On” (in italiano “Provalo”), che permetteva di visualizzare, caricando foto personali, come un abito stesse a una persona. All’epoca, il The Atlantic aveva riportato che lo strumento lasciava aperta la possibilità di creare immagini di natura erotica di celebrità e sconosciuti. Ma anche di minori, come avevano scoperto i giornalisti. In una dichiarazione rilasciata a Mashable, un portavoce di Google aveva poi affermato che l’applicazione disponeva di «solide misure di protezione, tra cui il blocco di categorie di abbigliamento sensibili e l’impedimento del caricamento di immagini di minori chiaramente identificabili» e aveva aggiunto che nonostante lo strumento non fosse perfetto, avrebbero continuato a «migliorare l’esperienza». Nei mesi successivi, la funzionalità ha attraversato le frontiere degli Stati Uniti ed è stata resa disponibile in Australia, Canada e Giappone. Al momento, “Try It On” non è disponibile in Italia. 

Nonostante questi “scivoloni”, le grandi aziende tecnologiche continuano incessantemente ad aggiungere configurazioni IA ai propri prodotti; la stessa Google aveva già integrato Nano Banana ad altri prodotti, come Chrome, Foto, Ricerca, Gemini Notebook e Google Messaggi. La corsa verso l’IA sembra quindi continuare senza tener conto della qualità che questi prodotti devono avere da un punto di vista della moderazione, e delle problematiche che generano. 

Come osservato da Henry Ajder, l’applicazione dell’IA in Google Earth aveva creato «un altro ambito in cui le fonti di informazioni affidabili vengono minate dal costante dubbio che possa esserci di mezzo l’intelligenza artificiale». Qualcosa che mina la fiducia degli utenti online, e che inquina il dibattito sui social network. 

 

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