
Che cos’è questa storia dei libri distrutti dalle aziende dei chatbot IA
Per addestrare Claude, Anthropic ha scansionato milioni di libri tagliandone il dorso per velocizzare il processo di digitalizzazione
Da giorni c’è una questione che ha fatto indignare parecchie persone: i libri “fatti a pezzi” dalle aziende di intelligenza artificiale dopo averli digitalizzati.
Alcuni utenti hanno persino paragonato la vicenda a quanto raccontato in alcuni romanzi distopici. Del libro 1984 di George Orwell è stata citata la frase «Ogni disco è stato distrutto o falsificato, ogni libro riscritto», mentre di Fahrenheit 451, scritto da Ray Bradbury, è stata richiamata il verso «I libri erano solo un tipo di contenitore dove custodivamo tante cose che temevamo di dimenticare».
Ma quanto c’è di vero e da dove arriva questa notizia?
Il Progetto Panama di Anthropic
Da un paio di anni Anthropic, l’azienda di San Francisco proprietaria del chatbot IA Claude, ha avviato il Progetto Panama per porre «a scansione distruttiva tutti i libri del mondo» e arricchire di ulteriori conoscenze i suoi modelli di intelligenza artificiale alla base di Claude, ha riportato in esclusiva il Washington Post in un’inchiesta di gennaio 2026. In un processo di scansione distruttiva dei libri, il dorso del libro viene tagliato in modo che le pagine possano essere inserite in uno scanner; un metodo più veloce ed economico rispetto alla scansione non distruttiva dei libri, che preserva l’integrità fisica del libro.
Come si legge nei documenti interni, l’azienda aveva previsto di avvalersi di una «taglierina idraulica» che avrebbe «tagliato con precisione» i libri, così che le pagine sarebbero state successivamente «scansionate con scanner ad alta velocità, di alta qualità e di livello industriale». I libri digitalizzati sarebbero poi stati riciclati da una ditta apposita.
In un solo anno, scrive sempre il WAPO, l’azienda ha speso decine di milioni di dollari per acquistare e tagliare il dorso a milioni di libri, per poi scansionarne le pagine.
Per fare questa operazione di digitalizzazione, Anthropic si è rivolta a Tom Turvey, un dirigente di Google che aveva contribuito a dare vita a GoogleBooks, un progetto per cercare parti di testo di un libro ma contestato (anche per vie legali) per motivi legati al diritto d’autore.
Inizialmente Anthropic aveva preso in considerazione l’acquisto di libri da librerie dell’usato come lo Strand di New York, o di rivolgersi a biblioteche statunitensi, tra cui la New York Public Library o «una nuova biblioteca che soffre di una cronica carenza di fondi», si legge tra i documenti interni visionati dal WAPO.
Alla fine, Anthropic ha acquistato milioni di libri, spesso in lotti da decine di migliaia, da diverse librerie e rivenditori di libri usati come Better World Books e World of Books.
Per addestrare il proprio chatbot, oltre alle copie fisiche dei libri, Anthropic si è avvalsa di copie digitali piratate.
Stando ai documenti, nel giugno del 2021 il cofondatore dell’azienda Ben Mann ha scaricato personalmente una grande quantità di libri di narrativa e saggistica da una “biblioteca ombra” – ovvero biblioteche digitali non autorizzate – di libri e altri contenuti che violano il diritto d’autore.
Un anno dopo, lo stesso Mann si è detto entusiasta del lancio di un’altra biblioteca ombra che sosteneva di disporre di un enorme database di libri. «Violiamo deliberatamente la legge sul diritto d’autore nella maggior parte dei Paesi», aveva dichiarato il co-fondatore di Anthropic, scrive il WAPO.
La questione legale
La vicenda dei libri tagliati e digitalizzati (o scaricati illegalmente) da Anthropic è venuta alla luce grazie a un processo legale.
Due anni fa, ad agosto 2024, tre autori statunitensi avevano intentato una causa legale contro l’azienda tech, sostenendo che avesse infranto il diritto d’autore piratando i loro libri per addestrare Claude.
A giugno 2025, il giudice federale William Alsup (ora in pensione) del tribunale federale USA, distretto settentrionale della California, aveva decretato che Anthropic dovesse risarcire gli autori dei libri piratati (oltre 482mila opere) per una somma di 3mila dollari a copia, ovvero 1,5 miliardi di dollari totali.
Con la sua sentenza, Alsup ha stabilito che l’uso da parte di Anthropic di libri acquisiti legalmente per l’addestramento dell’IA (e digitalizzati con il processo di scansione distruttiva) fosse un processo «trasformativo» del libro (ovvero da copia cartacea a copia digitale) e protetto dal “fair use” ai sensi della Sezione 107 del Copyright Act, la legge sul diritto d’autore statunitense.
Il “fair use”, secondo la definizione della legge sul diritto d’autore, tiene conto di quattro fattori: lo scopo dell’uso, il tipo di opera (quelle creative godono di una protezione maggiore rispetto a quelle carattere fattuale), la quantità di opera utilizzata e se l’uso danneggia il valore di mercato dell’opera originale.
Secondo Alsup, infatti, «l’originale cartaceo è stato distrutto. L’uno ha sostituito l’altro. E non vi è alcuna prova che la nuova copia digitale sia stata mostrata, condivisa o venduta al di fuori dell’azienda». Per il giudice la copia di opere intere per addestrare modelli di intelligenza artificiale è «particolarmente ragionevole» poiché i modelli non riproducono le copie per renderle accessibili al pubblico, e dunque questa pratica «non ha sostituito né sostituirà la domanda» dei libri originali.
Allo stesso tempo il giudice federale ha però decretato che scaricare e conservare copie piratate non costituisce “fair use”, e dunque Anthropic ha violato il diritto d’autore.
Per il giudice, quindi, sebbene gli sviluppatori di intelligenza artificiale possano legalmente addestrare modelli IA su opere protette da copyright senza autorizzazione, dovrebbero ottenere tali opere attraverso mezzi legittimi che non implichino pirateria o altre forme di furto.
Un anno dopo, a fine luglio 2026, il giudice federale Araceli Martínez-Olguín ha confermato la sentenza.
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