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Falsi giornali locali e slopaganda: cos’è successo nella campagna elettorale per le midterm

Sia democratici che repubblicani hanno finanziato siti “pink slime” e pubblicato video IA per attaccare gli avversari

4 novembre 2026
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Negli Stati Uniti, in vista delle elezioni di metà mandato (“midterm”) del 3 novembre 2026, vinte dai Democratici, vari gruppi con grandi risorse finanziarie hanno creato siti di finte testate giornalistiche locali indipendenti, con nomi credibili come “Ohio Pulse” o “Iowa Voice”, per pubblicare contenuti di parte e promuovere una narrazione favorevole al proprio partito e ai propri candidati.

Questi siti, chiamati in gergo “pink slime” (il nome deriva dalla poltiglia rosa di carne usata come additivo alimentare), si sono concentrati principalmente sugli Stati chiave, importanti per ottenere la maggioranza al Congresso.

Come rivelato da NewsGuard, progetto internazionale di monitoraggio dei media e della disinformazione, a investire in questa tecnica disinformativa sono stati sia democratici sia repubblicani che, oltre a creare questi siti web, hanno rilanciato e sponsorizzato gli articoli di storie false sui social media così da raggiungere un pubblico più ampio.

Ad esempio, quest’anno l’organizzazione senza scopo di lucro American Independent Media ha creato cinque nuovi siti, che si vanno ad aggiungere alla sua rete di 12 testate fittizie, per pubblicare e promuovere una prospettiva democratica, anche se non esplicitamente dichiarata. I nuovi siti di “finti giornali locali” producono articoli negativi sull’amministrazione Trump e le sue politiche e coprono ognuno uno Stato preciso: Florida, Carolina del Nord, Iowa, Alaska e Maine, tutti Stati cruciali per l’elezione del Congresso. Da gennaio, American Independent Media e un’altra organizzazione no-profit a cui è associata hanno speso circa 400mila dollari per promuovere gli articoli a favore del Partito Democratico su Facebook e Instagram, secondo i dati pubblicitari di Meta visionati da NewsGuard. Post che hanno totalizzato circa 40 milioni di visualizzazioni.

I siti “pink slime” sono arrivati anche su TIkTok. In particolare Courier Newsroom, una rete di 20 siti di informazione incentrati sulla politica locale e finanziato con milioni di dollari provenienti da gruppi liberali e vicini al Partito Democratico, ha creato 21 account TikTok riuscendo a raggiungere un’audience di oltre 4 milioni di follower e raccogliendo quasi 700 milioni di “mi piace”.

Anche One Nation, un’altra organizzazione no-profit affiliata al Senate Leadership Fund – un comitato di azione politica (PAC) che mira a eleggere senatori repubblicani – ha adottato la stessa tecnica manipolatoria e disinformativa. Nel 2026, come riporta la newsletter Popular Information, One Nation ha lanciato online sei siti conservatori che fingono di essere giornali locali indipendenti. Uno di questi è Alaska Navigator, i cui articoli mettono in luce solo ed esclusivamente il senatore repubblicano Dan Sullivan.

One Nation, si legge ancora nella newsletter, ha speso decine di migliaia di dollari in annunci di Meta per far sì che gli abitanti dello Stato dell’Alaska vedessero gli articoli di Alaska Navigator. Articoli e post social che, però, distorcono la realtà. Un articolo sulla lotta al fentanyl, un oppioide sintetico molto potente, è stato promosso con un annuncio che dichiarava l’esistenza di una «Nuova legge per contrastare il traffico di fentanyl, sostenuta da Dan Sullivan». In realtà, spiega l’autore Judd Legum di Popular Information, l’unica legge menzionata nell’articolo era l’HALT Fentanyl Act che, seppur sostenuta da Sullivan, è stata firmata ed è entrata in vigore nel luglio 2025.

Il grosso problema dei siti “pink slime” è che confondono spesso i lettori, ignari di leggere notizie di parte e spesso false, convinti di leggere, invece, contenuti giornalistici affidabili. NewsGuard riporta che un vero giornale dell’Alaska, Juneau Independent, è stato confuso con il falso “Alaska Independent”, tanto da dover spiegare apertamente ai propri lettori di non avere alcun legame con il sito “pink slime” finanziato da gruppi democratici per sostenere la campagna elettorale dell’ex deputata democratica Mary Peltola.

La tecnica di utilizzare siti fittizi di parte con tutte le caratteristiche per sembrare veri e propri giornali locali non è una novità delle midterm del 2026. Durante la campagna elettorale per le elezioni del 2024, ad esempio, NewsGuard aveva individuato circa mille siti “pink slime”, ma sono almeno venti anni che contenuti del genere circolano nel panorama informativo elettorale statunitense. La differenza in queste elezioni di metà mandato 2026 è che i siti “pink slime” sono ora citati dai chatbot di intelligenza artificiale come presunte fonti affidabili. Un’analisi di NewsGuard ha infatti individuato che i principali chatbot IA menzionano questi giornali fittizi di parte in quasi la metà delle risposte alle domande degli utenti sui temi e sui candidati delle midterm di cui si sono occupati i siti “pink slime”.

Nell’esperimento di NewsGuard basato su 7 chatbot, i chatbot IA hanno citato siti “pink slime” insieme ad altre fonti nel 48,2 per cento delle loro risposte, mentre sono stati l’unica fonte citata nel 7,7 per cento dei casi. Solo una risposta, su un totale di 168 domande, ha evidenziato la natura parziale della fonte. La strategia dei siti “pink slime” di presentare dei temi di parte come notizie neutrali e imparziali è riuscita ad amplificarsi grazie ai chatbot, sempre più utilizzati dagli utenti per informarsi su argomenti come le elezioni.

A ulteriore conferma del fatto che i siti “pink slime” si stanno insinuando nel dibattito politico e nell’ecosistema mediatico statunitense, i candidati e i comitati politici li hanno citati come fonti indipendenti nei propri spot di campagna elettorale, soprattutto in Iowa, Ohio e Alabama. Ad esempio, il comitato d’azione politica liberale Government that Works ha diffuso uno spot per screditare Ashley Hinson, candidata repubblicana alle elezioni per il Senato degli Stati Uniti in Iowa, collegandola a politiche che minacciano lo stile di vita rurale degli abitanti dell’Iowa, e promuovendo al contempo il suo avversario democratico Josh Turek (che si è aggiudicato il seggio). Nello spot appare una didascalia che riprende un articolo del sito “pink slime” Iowa Starting Line intitolato “Josh Turek lancia un piano per l’Iowa rurale”. Iowa Starting Line fa parte di Courier Newsroom, la già citata rete di 20 siti di informazione con legami finanziari a gruppi allineati con il Partito Democratico.

L’arrivo della slopaganda politica

A caratterizzare le campagne elettorali delle midterm del 2026, oltre ai falsi giornali di parte sponsorizzati sui social, c’è stato anche un aumento di spot politici e pubblicitari realizzati con i software di IA generativa per elogiare alcuni candidati  e ridicolizzare gli avversari. Contenuti caricaturali e parodie iper-realistiche racchiudibili nel termine slopaganda, che unisce “AI slop”, ovvero la spazzatura da intelligenza artificiale, a “propaganda”. Una strategia comunicativa iniziata dal presidente USA Donald Trump, che da circa un anno ha fatto e sta ancora facendo un ampio uso di meme e immagini IA nei propri social personali e in quelli istituzionali.

Lo scorso aprile un comitato d’azione politica repubblicano ha diffuso uno spot creato con l’IA dell’avversario democratico Sherrod Brown (che ha vinto il seggio al Senato in Ohio) come ospite indesiderato alla fine di una festa di compleanno, intento a mangiare una torta mentre tutti gli invitati se ne sono andati. «Sherrod Brown è ancora in giro. L’abbiamo cacciato dopo 50 anni di carriera politica, ma lui proprio non se ne vuole andare», narra una voce fuori campo.

Un deepfake di James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas e vincitore delle elezioni, compare in uno spot condiviso dal suo avversario nonché Procuratore generale del Texas Ken Paxton mentre scrive “La Bibbia del Re James Talarico” e fa affermazioni sul genere e sulla religione, come “Dio è non binario e non era cristiano”. Frasi che Talarico ha realmente dichiarato, ma che sono state decontestualizzate. 

Sia Sherrod Brown che James Talarico sono stati tra l’altro vittima di un’operazione di interferenza russa che, tramite falsi servizi giornalistici televisivi manipolati con l’IA, ha cercato di minare la reputazione di vari candidati democratici. In questo caso Brown e Talarico erano stati falsamente accusati di violenza sessuale.

Un’altra vittima della slopaganda è stato Abdul El-Sayed, candidato al Senato del Michigan che ha battuto il repubblicano Mike Rogers. Uno spot da 30 secondi pubblicato da Rogers (poi cancellato) mostrava l’avversario El-Sayed insieme a Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani nascosto in un cavallo di Troia con addosso uno stendardo con scritto «certamente non comunismo» e che viene trascinato all’interno dello Stato del Michigan. El-Sayed, oltre a questo genere di contenuti è stato vittima anche di false notizie e insulti islamofobi, perpetrati ai massimi livelli del governo statunitense, compreso il presidente Donald Trump, che ha ripetutamente deriso il suo nome e lo ha definito un sostenitore degli jihadisti.

Il candidato repubblicano alla carica di Governatore di New York Bruce Blakeman ha pubblicato un video di un minuto contro l’avversaria democratica Kathy Hochul, che si è riconfermata Governatrice alle elezioni, in cui viene contestata dai cittadini per le tasse troppo alte; il video è ambientato in un mondo di personaggi Lego. In un altro video di campagna elettorale, pubblicato sempre da Blakeman, appaiono le caricature di Hochul e del sindaco di New York Zohran Mamdani mentre “distribuiscono nuove tasse” ai cittadini.

Blakeman ha difeso i suoi spot affermando che erano chiaramente etichettati come generati con l’intelligenza artificiale (un disclaimer che compare a inizio video, ndr) e che si inseriscono in una lunga tradizione di satira e parodia nella politica americana.

Ma per Scott Babwah Brennen, direttore del Center on Technology Policy dell’Università di New York, la “slopaganda” viene utilizzata per «comunicare verità più profonde piuttosto che verità fattuali», il che significa che potrebbe plasmare la percezione dell’ideologia di un candidato e potrebbe «influenzare la fiducia degli elettori».

Stando al Wesleyan Media Project, che monitora la pubblicità politica, durante la campagna elettorale per le midterm sono stati creati, al 29 ottobre, quasi 300 annunci pubblicitari generati o co-creati con l’intelligenza artificiale, per cui sono stati spesi oltre 187 milioni di dollari. Un dato che probabilmente è sottostimato poiché non tiene conto degli annunci politici generati con l’IA sui social media e perché l’IA può essere difficile da individuare e non sempre viene dichiarata, ha commentato a USA Today Michael Franz, docente di scienze politiche al Bowdoin College e condirettore dell’istituto di ricerca della Wesleyan University. Di questi quasi 300 spot creati con l’IA, solo il 27 per cento contiene un’informativa sulla sua natura artificiale. 

A livello federale non esiste una legge univoca che disciplini i deepfake, ma negli anni gli Stati hanno adottato diverse risoluzioni e leggi a riguardo. Alcuni hanno vietato la pubblicazione di deepfake nei giorni precedenti alle votazioni, mentre altri la consentono purché sia presente un disclaimer.

Come hanno scritto i ricercatori del Center on Technology Policy nel report Political Slopaganda, alle midterm 2026 «piuttosto che contenuti generati dall’IA creati per sembrare autentici e destinati a ingannare gli elettori, stiamo assistendo a un’esplosione di contenuti generati dall’IA che non sembrano nascondere la propria origine artificiale». E, sebbene possano ingannare alcuni elettori in determinati casi, «questi contenuti sembrano progettati per raggiungere altri fini: piuttosto che ingannevole, la slopaganda politica sembra mirare maggiormente a essere umoristica, satirica o ad attirare l’attenzione». 

Un esempio citato dal rapporto è lo spot di un comitato di azione politica repubblicano pensato per attaccare il sostegno del democratico James Talarico alle persone giovani transgender. Nel video IA, Talarico balla in abito da donna cantando una versione parodistica di “My Favorite Things” rielaborata per parlare di somministrare ormoni alle ragazze «fino a fargli crescere i baffi». «L’obiettivo non è probabilmente quello di far credere alla gente che Talarico abbia cantato la canzone», scrivono i ricercatori, «piuttosto quello di suscitare negli spettatori una certa reazione riguardo alle priorità dei Democratici e al modo in cui questi ultimi definiscono la mascolinità».

La slopaganda politica però, per gli esperti, «è probabilmente più efficace nel mobilitare gli elettori o nel raccogliere fondi che nell’influenzare la selezione dei candidati». Per i ricercatori, la slopaganda ha comunque un impatto importante, perché può minare ulteriormente la fiducia nelle istituzioni e può esacerbare la polarizzazione tra i partiti politici.

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