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La doppia vita di Palantir tra sorveglianza e meme

Meme, battute e riferimenti a Tolkien hanno trasformato l’azienda che sviluppa software per apparati di sicurezza in un fenomeno della cultura finanziaria online

2 ottobre 2026
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Mentre la cronaca locale racconta di furti in centri commerciali, case, scuole e garage, e delle indagini che in molti casi portano all’identificazione e all’arresto dei presunti responsabili, sui social c’è chi guarda a strumenti tecnologici sempre più invasivi come possibile risposta al fenomeno. 

Su Welcome to Favelas, una pagina social che negli ultimi tempi ha assunto posizioni sempre più vicine all’area dell’estrema destra, compare un post dedicato a Gotham, il sistema di analisi dei dati sviluppato da Palantir Technologies, azienda statunitense che sviluppa software di analisi dei dati e intelligenza artificiale per governi, intelligence e grandi aziende. 

Il post evoca uno scenario fatto di triangolazioni, rilevamenti biometrici e riconoscimento facciale, presentando il sistema come uno strumento attraverso cui rendere possibile una sorveglianza capillare del territorio e renderlo, così, più sicuro. Un’impostazione simile è presente anche sul profilo Instagram di Welcome to Favelas, dove Gotham e le tecnologie di Palantir vengono presentate in termini entusiastici, sostenendo che «la sicurezza è la base della vera libertà» e che «questi strumenti possono rendere le nostre città più sicure, più efficienti e più vivibili».

È anche attraverso i social che Palantir riesce a costruire e alimentare la propria immagine. I suoi prodotti compaiono non soltanto sui canali ufficiali dell’azienda, ma anche su pagine molto seguite che si occupano apparentemente di informazione, come Welcome to Favelas, dove l’azienda viene raccontata, rilanciata e celebrata. Ma non è solo una questione di marketing. Intorno a Palantir si è sviluppata una vera e propria comunità online di sostenitori, molto attiva sui social e appassionata dei prodotti dell’azienda. I contenuti ufficiali vengono commentati, trasformati in meme e riproposti da pagine con centinaia di migliaia di follower. Una base di fan insolita per un’azienda che vende software di sorveglianza e analisi dei dati a governi e intelligence.

Cos’è Palantir

Palantir Technologies è un’azienda statunitense fondata nel 2003 da Peter Thiel, co-fondatore anche di PayPal, Alex Karp, l’attuale CEO, Joe Lonsdale, Nathan Gettings e Stephen Cohen, che ricopre ancora oggi la carica di presidente operativo. Tra i finanziamenti iniziali, la società aveva ricevuto 2 milioni di dollari da In-Q-Tel, il braccio di investimento della CIA, ed era nata con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale statunitense dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Si tratta di una realtà specializzata nello sviluppo di software capaci di analizzare e integrare enormi quantità di dati. I suoi clienti includono aziende, organizzazioni non profit e agenzie governative e i dati analizzati possono essere molto diversi tra loro: dagli ordini di un ristorante ai turni dei dipendenti di una fabbrica, fino alle immagini satellitari e ai filmati dei droni utilizzati in ambito militare. I suoi prodotti principali sono Foundry, pensato soprattutto per il settore privato, e Gotham, destinato a governi, forze dell’ordine e apparati militari. Quest’ultimo, ad esempio, può integrare in un’unica rete di informazioni dati come registri della motorizzazione, rapporti di polizia e informazioni provenienti dai social, comprese cronologie di localizzazione e messaggi privati ottenuti dalle autorità. Il sistema permette, inoltre, di cercare e profilare persone sulla base di caratteristiche specifiche, come un tatuaggio o il suo eventuale percorso migratorio.

Negli ultimi anni Palantir ha registrato una forte crescita. Dopo essere stata quotata in borsa nel 2020, l’azienda nel 2024 ha fatturato 2,87 miliardi di dollari e circa 1,2 miliardi nel solo terzo trimestre del 2025, con una quota significativa dei ricavi derivante dai contratti con l’amministrazione statunitense. L’anno successivo, invece, ha registrato quasi 4 miliardi e mezzo di dollari di ricavi, il 56 per cento in più rispetto all’anno precedente. 

La parola “Palantir” arriva dalla saga fantasy di J.R.R. Tolkien “Il Signore degli Anelli”, dove i “Palantíri”, chiamati anche “Pietre Veggenti”, sono sette sfere magiche create dagli Elfi e dotate del potere di vedere eventi attraverso il tempo e lo spazio e di comunicare a distanza con chiunque ne stia osservando una a sua volta. 

Lo strano legame tra Palantir e i meme

Ma accanto alla sua attività nel settore dei dati, della sicurezza e della difesa, Palantir ha sviluppato negli anni una presenza online del tutto particolare, costruita anche attraverso meme, battute e riferimenti alla cultura pop.

Attorno all’azienda si è sviluppata infatti una comunità online particolarmente attiva, che su forum come Reddit e piattaforme come Discord e X dedica alla società e al suo amministratore delegato Alex Karp una quantità insolita di meme, battute e riferimenti alla cultura pop. I membri della comunità hanno soprannominato Palantir “Pili” e Karp “Daddy Karp”, mentre i riferimenti al Signore degli Anelli, da cui deriva il nome dell’azienda, ricorrono frequentemente nei contenuti condivisi.

Ma dietro questa facciata goliardica di battute e immagini virali si nasconde un fenomeno finanziario del tutto reale. La stragrande maggioranza dei membri di questa community, infatti, è composta da piccoli investitori al dettaglio. Si tratta prevalentemente di giovani tra i venti e i trent’anni, avvicinatisi al mercato azionario durante il boom del trading online del 2020, che hanno trasformato il tifo per l’azienda in una vera e propria attività quotidiana di analisi e produzione di contenuti. Su canali YouTube come “Daily Palantir”, gestito dal venticinquenne Amit Kukreja, o attraverso newsletter finanziarie come “Palantir Bullets”, curata dall’italiano Arny Trezzi, la fan base analizza quotidianamente bilanci e prospettive del titolo. Gli esperti accostano un simile livello di culto mediatico unicamente a quello riservato a Tesla di Elon Musk. Lo stesso Kukreja ha spiegato a Fast Company che «ci sono due titoli azionari su Internet che hanno i fan più numerosi. Il primo è Tesla e il secondo è Palantir». 

Tuttavia, a differenza della compagnia di Musk, che produce auto elettriche visibili al grande pubblico, Palantir sviluppa complessi ed enigmatici software d’analisi per governi e forze armate, cioè un prodotto che le persone non possono vedere o provare, e ha un modello di business che può essere difficile da comprendere. Eppure il perno attorno a cui ruota questa sottocultura rimane l’eccentrico CEO Alex Karp, laureato in filosofia, solito a indossare abbigliamento da sci norvegese di alta gamma e famoso per la sua parlata travolgente, oltre ad alimentare apertamente la propria immagine pubblica. In un’occasione arrivò persino ad autografare una carta da gioco del “Signore degli Anelli” che un utente di Reddit gli aveva spedito insieme a una lettera scritta a mano, restituendogliela insieme a un cappellino dell’azienda. Durante una conferenza pubblica del 2023, inoltre, ha adottato direttamente il gergo dei piccoli trader, arrivando a parlare di «making big tendies» (che in italiano si può tradurre con «fare grandi profitti»), dove «tendies» è un termine gergale nato su Internet per indicare i guadagni ottenuti facendo trading. Deriva scherzosamente da «chicken tenders», cioè i bocconcini di pollo che, nella cultura dei meme finanziari, rappresentano la ricompensa per aver fatto soldi sui mercati.

Co-fondatore di PayPal e Palantir, nonché primo investitore esterno di Facebook e fondatore del Founders Fund, società di venture capital con sede a San Francisco, Peter Thiel è considerato una delle figure più influenti, enigmatiche e controverse della Silicon Valley. Nato in Germania nel 1967 e formatosi in filosofia e legge all’Università di Stanford, Thiel si definisce un libertario radicale e un cristiano ortodosso, distinguendosi dal mainstream progressista del settore tecnologico con posizioni antistatali e la convinzione che la democrazia convenzionale sia incompatibile con la libertà. Spesso descritto come il “cuore di tenebra” del mondo digitale per le sue teorie provocatorie e per i contratti di sorveglianza dati stipulati da Palantir con il Pentagono e le autorità di immigrazione statunitensi, Thiel è stato tra i primissimi miliardari della tech economy a sostenere Donald Trump fin dal 2016, giocando un ruolo chiave nel catapultare alla vicepresidenza un esponente ultraconservatore come JD Vance. Il suo profilo unisce grandi intuizioni finanziarie e singolari preoccupazioni apocalittiche, è ossessionato dall’allungamento della vita e dal rischio di catastrofi globali e negli ultimi anni ha persino tenuto conferenze private sul tema dell’Anticristo, figura che egli associa all’unificazione burocratica globale e ai tentativi di frenare il progresso scientifico e tecnologico. 

La ragione della prolifica produzione di meme affonda le radici nella profonda trasformazione della finanza al dettaglio, cioè quella che riguarda i servizi finanziari rivolti ai singoli consumatori anziché alle grandi aziende o alle istituzioni, avvenuta dopo il 2020, quando l’investimento azionario si è fuso con la cultura dei social media. Per una generazione di giovani risparmiatori cresciuta su piattaforme come Reddit e YouTube, l’ironia digitale non è un semplice passatempo, ma la lingua franca con cui analizzare la borsa, gestire l’ansia dei mercati e fare rete.

Fonte: Discord via Fast Company

In questo contesto, i meme svolgono una funzione fondamentale, servono a rendere familiare e comprensibile un’azienda altrimenti astratta e invisibile. Ricorrere all’ironia e ai codici della cultura pop è quindi lo strumento con cui i piccoli investitori umanizzano un gigante della tecnologia dei dati, esorcizzando al contempo le forti oscillazioni del titolo in borsa. Scherzare su traguardi finanziari irrealistici permette alla community di fare fronte comune contro lo scetticismo degli analisti tradizionali.

Questa continua narrazione divertente e ironica finisce così per alleggerire anche il peso delle accese controversie etiche che circondano l’azienda, permettendo ai fan di percepire Palantir non come una fredda multinazionale della sorveglianza, ma come l’elemento centrale di una dinamica sottocultura digitale.

Gli affari di Palantir con i governi 

Dietro la dimensione goliardica della sua fan culture c’è infatti un’azienda profondamente inserita nel mondo dei governi, della difesa e della sicurezza.

Sempre più governi hanno deciso di affidarsi agli strumenti sviluppati da Palantir, integrandoli ad esempio nella sanità, nella difesa o nella sicurezza nazionale. L’azienda, però, è da anni al centro di critiche per vari motivi come la trasparenza dei suoi sistemi di analisi dei dati e di sorveglianza, in particolare per la difficoltà di comprendere come vengano utilizzati i dati e come gli strumenti algoritmici contribuiscano alle decisioni, che spesso avvengono senza alcun tipo di tutela nei confronti delle persone coinvolte, segnalate sulla base del loro profilo etnico o religioso. Al centro delle critiche ci sono anche le collaborazioni con l’esercito israeliano a sostegno della campagna militare israeliana a Gaza e delle operazioni nei territori palestinesi occupati, ma anche il suo coinvolgimento in altri conflitti armati. Un esempio concreto riguarda il sistema di intelligenza artificiale Maven, utilizzato dal Dipartimento della Difesa statunitense per supportare l’analisi di dati e immagini nell’identificazione e valutazione di obiettivi militari. Secondo un’inchiesta di Bloomberg ripresa da WIRED Middle East, durante la valutazione del bersaglio che il 28 febbraio 2026 avrebbe portato al bombardamento di una scuola a Minab, in Iran, parte del processo di verifica sarebbe stata accelerata attraverso Maven, riducendo a pochi minuti attività che in precedenza richiedevano più tempo e il coinvolgimento di un team più ampio. Il ruolo esatto del sistema nell’attacco non è però stato accertato pubblicamente. Palantir, infatti, ha negato che vi siano prove di un errore del software e ha escluso proprie responsabilità rispetto ai dati utilizzati o a eventuali carenze nell’intelligence.

Un altro dei punti critici riguarda il rischio di perdere la propria sovranità digitale, come ha spiegato a Domani Francesca Bria, economista dell’innovazione ed esperta di politiche digitali, fondatrice dell’iniziativa “EuroStack” e parte del Consiglio di amministrazione dello European Innovation Council (EIC), una struttura creata dalla Commissione europea per sostenere la commercializzazione di tecnologie ad alto rischio e ad alto impatto nell’UE. Secondo Bria con Palantir il tema della sovranità riguarda innanzitutto il controllo sui dati e la loro collocazione e a questo si aggiunge il rischio di un forte lock-in tecnologico. Infatti, una volta adottato il sistema, sostiene Bria, interrompere il rapporto con l’azienda potrebbe essere particolarmente complesso per le amministrazioni, creando una dipendenza strutturale dal fornitore. L’economista pone infine una questione di trasparenza e controllo democratico sugli acquisti, soprattutto nei casi in cui i contratti siano stati affidati attraverso deroghe o procedure d’emergenza. Per Bria, il problema non riguarda quindi soltanto l’acquisto di un software, ma il rischio che l’adozione di queste tecnologie comporti una progressiva cessione di sovranità e un’esposizione sul piano della sicurezza nazionale.

Eppure, Palantir collabora con il governo degli Stati Uniti, ma anche con le forze dell’ordine tedesche, col sistema sanitario britannico e italiano, con aziende di vari Paesi allineati all’Occidente e altri attori governativi.

Dopo un ordine esecutivo firmato da Trump a marzo 2025 in cui richiedeva alle agenzie federali di condividere tra loro le informazioni, Palantir si è legato sempre di più al governo statunitense, ottenendo successivamente contratti con il Pentagono, con la United States Immigration and Customs Enforcement – più conosciuta come ICE, cioè l’agenzia federale con compiti che spaziano dal controllo delle frontiere interne al contrasto al crimine transnazionale –, e un appalto decennale da dieci miliardi di dollari con l’esercito.

Ma proprio l’espansione di questi rapporti ha sollevato nuove problematicità. Un caso emblematico è quello dell’ImmigrationOS, cioè il sistema che l’ICE ha commissionato a Palantir nell’aprile 2025 con un contratto da 30 milioni di dollari. Il software è progettato per fornire all’agenzia una visibilità quasi in tempo reale sulle persone che lasciano volontariamente gli Stati Uniti e per supportare l’individuazione e la definizione delle priorità nelle operazioni di arresto e deportazione. A preoccupare è anche la quantità e la natura dei dati che possono essere integrati nei sistemi di Palantir. Documenti ottenuti e analizzati dal Guardian mostrano che gli strumenti già utilizzati dall’ICE consentono agli agenti di incrociare informazioni provenienti da numerosi database pubblici e privati, inclusi dati relativi a viaggi, documenti, numeri di telefono e spostamenti. Come ha spiegato il  Washington Post, inoltre, né ICE né Palantir hanno reso pubblico quanti individui siano monitorati attraverso ImmigrationOS, quali agenzie forniscano i dati al sistema e quali garanzie esistano contro errori di identificazione o un’eccessiva raccolta di informazioni. 

Le stesse questioni si pongono anche in Europa e in Italia, dove Palantir ha progressivamente ampliato la propria presenza. L’azienda collabora infatti con diverse amministrazioni e soggetti pubblici italiani, mentre il suo software viene utilizzato anche in ambiti particolarmente delicati. In particolare, come ha reso noto Domani in un’inchiesta pubblicata a marzo 2026, il ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto ha avviato nel 2024 una «procedura negoziata» e «secretata» per l’acquisto di una licenza di Palantir Gotham. La procedura, gestita dalla Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate della Difesa (Teledife), aveva un valore di circa un milione di euro. Sebbene i documenti non specifichino né la durata dell’accordo né l’aggiudicatario, i riferimenti contenuti nella procedura riconducono al software Gotham. L’azienda statunitense è presente in Italia dal 2012 attraverso Palantir Italia S.r.l., che dichiara tra le proprie attività anche contratti con la pubblica amministrazione.

È proprio in questa distanza tra la rappresentazione online di Palantir e ciò che i suoi software fanno concretamente che si trova uno degli aspetti più singolari della sua storia. Meme, battute e riferimenti al mondo fantastico ideato da J.R.R. Tolkien hanno trasformato un’azienda che sviluppa software per governi, eserciti e apparati di sicurezza in un fenomeno della cultura finanziaria online. La stessa azienda che sui social viene celebrata con il linguaggio della cultura pop è quindi anche quella che continua ad ampliare i propri rapporti controversi con governi, forze armate e agenzie di sicurezza.

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