
La sbobba musicale razzista che promuove la remigrazione e la propaganda di estrema destra
L’accessibilità dell’IA generativa permette di integrare questi contenuti nelle piattaforme, sfruttando la distribuzione algoritmica e la viralità social
Il 13 giugno del 2026 le vie del quartiere Prati a Roma si sono riempite di militanti di estrema destra del Comitato remigrazione e riconquista.
La sigla riunisce quattro formazioni extraparlamentari: CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Brescia ai Bresciani e Rete dei Patrioti, quest’ultima nata da una scissione di Forza Nuova. Si tratta di movimenti molto diversi tra loro, storicamente divisi da rivalità territoriali. Tuttavia, da quasi un anno a questa parte, sono riusciti a riunirsi dietro al vessillo della remigrazione e organizzare mobilitazioni di vario tipo in tutta Italia.
La manifestazione nella Capitale è il punto culminante di questa campagna. Oltre a promuovere la remigrazione, ovviamente, le circa quattromila persone scandiscono slogan contro gli antifascisti e i centri sociali. Abbondano anche cori elogiativi del Duce e saluti fascisti.
A un certo punto, dal camion in testa al corteo parte Everybody viva el duche, la canzone-meme mussoliniana generata con l’intelligenza artificiale. Le prime file la ballano e ripetono il ritornello: «Everybody viva el duce! / Bam, bam, bam / Tutti insieme viva el duce! / Bam, bam, bam».
Il brano – che ha una base musicale che incrocia dance, ritmi latini e reggaeton – è comparso per la prima volta a gennaio del 2026. Gli intenti sono chiaramente satirici, a partire dai presunti compositori delle musiche e dei testi: Roberto Ducini e Thomas Turbato.
Dopo essere diventata la base di migliaia di video su TikTok e aver raggiunto la vetta della classifica Viral 50 in Italia, la canzone era stata però rimossa da Spotify.
La decisione della piattaforma aveva trasformato Everybody viva el duche nell’inno proibito dagli eccessi del «politicamente corretto»; o almeno, così l’aveva interpretata La Zanzara. La trasmissione radiofonica di Radio 24 è il media italiano che più di ogni altro ha contribuito a rendere virale la canzone in nome della “trasgressione” al presunto wokismo imperante.
Nel corso del Festival dell’Economia di Trento, giusto per fare esempio, i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo l’hanno trasmessa in diretta in Piazza Fiera. Secondo quanto riportato dalle cronache locali, il brano è stato accompagnato da saluti fascisti.
Come succede spesso – basti pensare al famigerato remix di un discorso di Meloni del 2019, poi sfociato nel tormentone Io sono Giorgia – ci vuole davvero poco per rimuovere il layer ironico e finire nell’apologia travestita da parodia.
Quando poi la canzone in questione viene cantata da militanti neofascisti durante una manifestazione neofascista, allora non ci possono essere dubbi sul significato propagandistico che ormai ha assunto.
La canzone pro-remigrazione di Futuro Nazionale
Everybody viva el duche non è l’unico caso di sbobba musicale artificiale. Nelle ultime settimane, infatti, su TikTok è diventata virale la canzone Remigrazione Unica Soluzione.
In diversi video pubblicati sulla piattaforma si vedono (soprattutto) donne che ballano e cantano il ritornello, che recita così: «Figli del ritorno! Fratelli d’acciaio / Remigrazione unica soluzione / Ritorno alla legge ritorno all’onore / L’Italia si rialza col fuoco nel cuore / Remigrazione unica soluzione / Chi non ha diritto riprenda il suo mare / Questa è la nostra casa e la faremo respirare».

In altre strofe si legge che la remigrazione «non è odio / è ordine» e «non è violenza, è il diritto antico di ogni esistenza». E ancora: «non è ostilità / è chiarezza»; «non è razzismo / è giustizia». C’è poi un passaggio abbastanza minaccioso in cui si intima: «basta falsa miti / basta falsa pietà / chi tradisce la Patria / pagherà».
Il trend ricorda uno analogo del 2024 in Germania, in cui giovani donne ballavano sulle note di una versione remixata di Bla Bla Bla di Gigi D’Agostino, che conteneva slogan a favore del partito di estrema destra Alternative für Deutschland.
In questo caso il brano è stato però generato con l’intelligenza artificiale, e a differenza di Everybody viva el duche l’autore è noto: si chiama Giulio Curatella, ed è un ex leghista di Venosa (in Basilicata) transitato prima nell’associazione vannacciana «Il mondo al contrario» e poi in Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci.
In un post sul suo profilo Facebook, Curatella ha dichiarato che «quella canzone l’ho fatta per divertimento», aggiungendo che se «arriva spontaneamente a migliaia di ragazzi senza televisioni, senza giornali e senza apparati alle spalle, significa che intercetta qualcosa che esiste già nella società».
In realtà, si tratta della precisa operazione politica di un membro del partito di Roberto Vannacci, che ha messo la remigrazione al centro della propria offerta politica.
La canzone di Curatella racchiude infatti i punti salienti della proposta di Futuro Nazionale sul tema, ed è un tentativo pop di normalizzare il concetto. Anzitutto, la remigrazione viene presentata come qualcosa di ineluttabile e di buon senso («le porte si chiudono quando serve chiudere»).
Implementando quella misura, afferma la canzone, l’Italia finalmente «si sveglia e non china più il capo» e inoltre «spezza il ricatto» – quello dell’«invasione» dei migranti e dell’«islamizzazione» della società, due chiodi fissi della propaganda di Vannacci. La remigrazione è dunque un destino. Come dice il brano, richiamando in maniera sinistra il Blut und Boden nazista, «la terra ci chiama / il sangue ci unisce».
Nulla si dice, ovviamente, degli aspetti problematici e anticostituzionali della remigrazione: in particolare la deportazione forzata dei migranti e la privazione dei diritti civili per i cittadini «non assimilati», quelli cioè non-bianchi e non-cristiani. Aspetti che non sono degli effetti collaterali della remigrazione, ma il nucleo portante.
Roberto Vannacci – o meglio: una sua versione artificiale – compare anche in un video su TikTok accompagnato da un’altra canzone razzista generata con l’IA, chiamata Buongiorno Italia e realizzata dall’utente «Skattomatto».
Nella clip in questione, che ha raggiunto 150mila visualizzazioni sulla piattaforma, si vede il leader di Futuro Nazionale aggirarsi a Barriera di Milano, un quartiere popolare di Torino. Il testo del brano descrive la zona come un inferno multiculturale dove «il più italiano è pakistano» e ormai «non esiste più un italiano».
Il caso del rapper razzista «Danny Bones»
La vicenda della canzone pro-remigrazione di Futuro Nazionale è per certi versi simile al caso di «Danny Bones», un rapper razzista britannico interamente creato con l’intelligenza artificiale.
I suoi brani sono arrivati a milioni di visualizzazioni e ascolti su varie piattaforme. I testi si concentrano sul contrasto all’immigrazione, sulla glorificazione dell’identità nazionale del Regno Unito e sulla necessità di deportare gli stranieri che – a suo dire – stanno mandando in rovina il paese.
L’estetica di Bones è ben riconoscibile: anfibi, bomber Lonsdale, bretelle rosse e testa rasata. Si tratta di uno stile che rimanda sia alla working class britannica che agli skinhead degli anni Ottanta e Novanta. Non a caso la sua canzone più famosa si chiama This Is England, che è il titolo di un film e di tre miniserie tv che seguono proprio un gruppo di skinhead nell’Inghilterra thatcheriana.

La base musicale è invece riconducibile alla UK drill, e si tratta di una scelta studiata a tavolino per alimentare polemiche. Come ha scritto Pierluigi Fantozzi sulla rivista online The Bunker, la drill è una «musica diasporica, radicata nelle comunità di origine migrante che abitano le grandi città britanniche». Nasce pertanto come una «forma di espressione legata a condizioni materiali e sociali specifiche».
Utilizzare questo genere permette a «Danny Bones» di inserirsi «in un flusso musicale già legittimato e altamente consumato», continua Fantozzi, e dunque di «raggiungere un pubblico più giovane che difficilmente verrebbe intercettato da forme così esplicite di comunicazione politica».
Dall’altro lato, la drill razzista non può che suscitare riprovazione e commenti polemici da parte di chi conosce la genealogia del genere. L’obiettivo è palese: attirare quanti più commenti possibili sui post e sui brani, aumentare l’engagement e contribuire alla loro circolazione.
Anche in questo caso, dunque, si riscontra un esplicito uso politico della sbobba musicale. Stando a un’inchiesta del Bureau of Investigative Journalism dietro a «Danny Bones» c’è il collettivo The Node Project, che ha prodotto contenuti elettorali per il partito di estrema destra Advance UK, fondato dall’ex dirigente di Reform UK Ben Habib.
È un partito che si colloca ancora più a destra rispetto alla formazione di Nigel Farage: chiede infatti la rimozione del diritto d’asilo e una stretta ai permessi di soggiorno, il ritiro del Regno Unito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e l’abrogazione dello Human Rights Act del 1998.
Insomma: soltanto fino a un paio di anni fa l’estrema destra era costretta ad appropriarsi di canzoni famose per cambiarne il significato, com’è successo con L’Amour toujours o la già citata Bla Bla Bla di Gigi D’Agostino.
Adesso è invece possibile creare da zero non solo i brani, ma direttamente gli artisti. La facilità d’uso e la rapidità dell’IA generativa permettono di integrare la sbobba musicale nelle piattaforme, sfruttando così la distribuzione algoritmica e intercettando i fenomeni politici del momento.
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