
Per attaccare Meloni, Trump ha usato un’immagine alterata con l’IA
Quella di rilanciare sui propri profili social contenuti artificiali per attaccare coloro che considera avversari è ormai una prassi del presidente statunitense
Da inizio settimana nel dibattito pubblico e politico italiano si parla del nuovo attacco via social di Donald Trump a Giorgia Meloni. In un post sul suo Truth social pubblicato il 5 luglio 2026, il presidente statunitense ha diffuso una foto della presidente del Consiglio italiano che sembra guardare con ammirazione lo stesso Trump (che nello scatto appare di spalle), accompagnata dalla scritta in inglese «Restraining order needed» (in italiano «Serve un ordine restrittivo»). Negli Stati Uniti con “restraining order” si intende un provvedimento emesso da un giudice per impedire a una persona di abusare, molestare, minacciare o contattare un’altra persona.

Nel riportare la notizia i siti di informazione italiani hanno riportato nelle proprie home lo screenshot del post di Trump, con la foto di Meloni adorante e il testo. La foto in questione, tuttavia, come ricostruito da Facta, non appare uno scatto reale, ma si tratta con ogni probabilità di un’immagine alterata con l’intelligenza artificiale per ridisegnare l’espressione facciale della presidente del Consiglio italiano e farla apparire come “in estasi” di fronte al presidente statunitense.
Un’immagine IA che, come vedremo, era inizialmente divenuta virale in Italia intorno alla metà di giugno per ridicolizzare la presidente del Consiglio, dopo il G7 svoltosi a Evian, in Francia, dal 15 al 17 giugno. Successivamente, era iniziata a circolare nelle sfere social MAGA e infine ripresa e rilanciata (come uno scatto reale) a inizio luglio dal presidente degli Stati Uniti per attaccare il governo dell’Italia, uno storico alleato del suo Paese.
Le incongruenze dell’immagine postata dal presidente statunitense
In base a una ricerca inversa dell’immagine pubblicata da Trump, abbiamo potuto verificare che la scena mostra un momento ripreso in un video diffuso dal circuito ufficiale del G7 della presidente del Consiglio Meloni mentre, a margine dei lavori del vertice di Evian, conversa con il presidente statunitense Donald Trump, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente del Consiglio europeo António Costa.
Nella ripresa si vede e si sente Costa chiedere con una battuta a Meloni e Trump (ripreso di spalle): «Siete tornati amici?». Da tempo, i rapporti tra i governi dei due Paesi erano tesi per vari motivi, tra cui il mancato appoggio, secondo Trump, da parte dei suoi alleati, compresa l’Italia, nella guerra USA-Israele contro l’Iran.
Nel video si vede Meloni rispondere: «Lo siamo sempre stati» e Trump ribattere «Sono stato abbandonato», accennando subito dopo un sorriso. A quel punto, la presidente del Consiglio italiano ride in maniera plateale, guardando il presidente, e dice «Non è vero».
Come si può verificare nel video originale, l’immagine con lo sguardo adorante di Meloni nei confronti di Trump non compare mai (nemmeno nelle foto ufficiali e in quelle delle agenzie giornalistiche presenti all’evento). Nelle varie sequenze della scena si vede invece la leader politica ridere, mentre guarda il presidente USA, dopo la sua frase sull’essere stato abbandonato dall’Italia.

Inoltre, come si può notare, l’immagine postata da Trump ha una risoluzione e una qualità migliori rispetto al video originale che ha immortalato la scena, e dunque è il risultato migliorativo tipico che si ottiene utilizzando software IA di elaborazione immagini .
Dal meme contro Meloni a Trump: il percorso dell’immagine
Lo scambio di battute tra Meloni e Trump avvenuto il 16 giugno al margine del G7 in Francia era stato rilanciato dai principali media italiani. All’epoca, quella scena era stata molto commentata anche sui social media. In particolare, era iniziato a circolare un frammento del video per attaccare politicamente la presidente del Consiglio italiano e accusarla di servilismo nei confronti del presidente statunitense.
Quello screenshot sembra proprio la base utilizzata per creare l’immagine di Meloni adorante. Durante la mattina del giorno dopo, il 17 giugno, un account X italiano, che pubblica spesso contenuti ironici di critica al governo Meloni e anche contro Trump (in diversi casi contenenti immagini generate con l’intelligenza artificiale), ha diffuso un meme satirico intitolato “L’estasi di Santa Teresa…”. Il contenuto in questione è composto dal raffronto di due foto: una è l’immagine alterata artificialmente di Meloni con lo sguardo adorante verso Trump, mentre l’altra è il celebre quadro “St Theresa of Avila” (1754-1755) del pittore francese Joseph-Marie Vien raffigurante la Santa con gli occhi rivolti al cielo in un momento di intimità spirituale.

Successivamente, quell’immagine di Meloni in estasi viene ripresa da altri utenti per commentare criticamente la reazione considerata di sottomissione di Meloni durante lo scambio di battute con Trump al G7. Nell’ultima settimana di giugno, l’immagine della presidente del Consiglio italiano esce dalle condivisioni italiane e finisce anche in circuiti social MAGA, dove viene ritenuta autentica e usata per attaccarla.
Il 5 luglio una versione di questa immagine IA viene pubblicata da Trump. In questo caso si tratta di una versione leggermente modificata: cambiano la luce della fota e lo sfondo dietro Meloni. In quella condivisa dal presidente USA il braccio della prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, che compare sullo sfondo, è sfocato e in una posizione differente rispetto al meme in italiano su “L’estasi di Santa Teresa”. Inoltre, sul vestito della leader giapponese non compare più una spilla, presente invece nella scena originale (e riprodotta nella prima versione dell’immagine IA).

Questi segnali suggeriscono che l’immagine condivisa da Trump sia stata successivamente elaborata artificialmente. Quella di utilizzare e rilanciare immagini generate con IA o rielaborate artificialmente da parte di Trump per attaccare i suoi avversari politici o propagandare i suoi messaggi politici non è d’altronde una novità.
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