
L’escalation disinformativa nel nuovo conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran
Video fuorvianti, intelligenza artificiale, notizie false hanno alimentato confusione su quanto sta accadendo in Medio Oriente
Sabato 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno iniziato a lanciare una serie di attacchi congiunti – ancora in corso – sull’Iran, in particolare sulla capitale Teheran. L’operazione denominata dagli Stati Uniti “Epic Fury” e da Israele “Roaring Lion”, è arrivata dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato per settimane il regime iraniano di ordinare un’azione militare se l’Iran non avesse accettato un nuovo accordo sul suo programma nucleare.
L’operazione ha colpito anche il complesso di massima sicurezza del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, che è stato ucciso.
Non si è fatta attendere la risposta dell’Iran, che ha lanciato missili contro Israele causando 9 morti e 30 feriti nella città di Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme, e ha preso di mira anche gli interessi strategici statunitensi nella regione, tra cui Qatar, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.
Nel conflitto si è inserito anche Hezbollah, l’organizzazione politica e militare sciita libanese sostenuta dall’Iran, che ha attaccato Israele per vendicare l’uccisione di Khamenei: il governo di Netanyahu ha risposto con attacchi su Beirut.
Uno scenario divenuto di ora in ora sempre più complesso, reso ancora più intricato dalla disinformazione online, spesso diretta emanazione degli opposti apparati propagandistici. In Rete sono circolati fin da subito video decontestualizzati, immagini generate con l’intelligenza artificiale e notizie false, tentativi che si inseriscono in una più ampia strategia di guerra ibrida che mira a utilizzare la disinformazione come leva di pressione politica.
Il bombardamento alla scuola elementare
Il principale oggetto del contendere in queste prime ore di conflitto è stata l’esatta ricostruzione degli eventi che hanno portato al bombardamento della scuola elementare femminile di Shajarah Tayyebeh, nella città meridionale di Minab. L’attacco ha distrutto almeno metà edificio e provocato la morte di oltre 170 persone, per la maggior parte bambine, secondo fonti ufficiali iraniane. BBC e Reuters riportano che al momento non è stato possibile verificare in modo indipendente il numero delle vittime.
Video e immagini verificate in maniera indipendente dal New York Times mostrano decine di uomini e donne che gridano mentre i soccorritori cercano tra le macerie sopravvissuti e vittime. L’Iran ha addossato la responsabilità agli Stati Uniti e a Israele, con il presidente Masoud Pezeshkian che ha definito l’attacco un «atto barbarico» e «un’altra pagina nera nella storia degli innumerevoli crimini commessi dagli aggressori». Dall’altra parte, l’esercito israeliano ha affermato di «non essere a conoscenza» di alcuna operazione delle IDF nella zona, mentre il Comando Centrale dell’esercito statunitense (Centcom) ha dichiarato di stare esaminando le segnalazioni relative all’incidente e che «la protezione dei civili è di fondamentale importanza e continueremo ad adottare tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo il rischio di danni involontari».
Nonostante al momento non ci siano verifiche indipendenti che possano spiegarne la dinamica e la responsabilità, sui social si stanno diffondendo numerose teorie – infondate – sull’attacco. Account sostenitori di USA e Israele, ad esempio, hanno negato l’esplosione nella scuola e le sue conseguenze. Una delle teorie più popolari in queste ore, ad esempio, è arrivata a mettere in dubbio la posizione della scuola, dicendo che non si trovasse in Iran ma in Pakistan o in Afghanistan e che le immagini ritraessero un’esplosione passata. Tesi smentite dalla geolocalizzazione dell’edificio e dalla verifica indipendente dei contenuti visivi.
Queste teorie hanno preso piede anche perché sono state rilanciate da Grok, il chatbot IA di X che viene sempre più spesso utilizzato dagli utenti come strumento di fact-checking grazie ai suoi rapidi tempi di risposta. Una dinamica che comporta inevitabili conseguenze negative sulla qualità del dibattito pubblico, dal momento che le risposte di Grok non sono sempre affidabili e corrette e molto spesso contribuiscono a diffondere e aumentare la disinformazione sulla piattaforma.
In questo caso specifico, Grok ha detto che un video che mostrava la distruzione della scuola iraniana, pubblicato dall’agenzia di stampa spagnola EFE e da altri media, era in realtà un filmato del 2021 girato a Kabul. «Questa accusa è completamente falsa. Le immagini sono attuali e verificate», ha scritto in un comunicato ufficiale EFE, rivendicano il lavoro giornalistico della propria redazione e attaccando frontalmente l’algoritmo di X che ha premiato la risposta errata dell’intelligenza artificiale. Alla fine Grok ha ritrattato la sua risposta, spiega sempre EFE, ma la falsa informazione era già diventata virale.
Per negare quanto accaduto alla scuola, sui social media è circolata anche l’affermazione secondo cui, dato che il sabato gli istituti sarebbero chiusi, l’esplosione non avrebbe potuto causare la morte di oltre 160 alunne. In Iran, però, la settimana lavorativa è di sei giorni e va dal sabato al giovedì, mentre il venerdì è l’unico giorno di riposo ufficiale: la scuola era quindi con ogni probabilità in attività al momento dell’attacco, come riportato dalla BBC.
Secondo un’altra tesi negazionista, a essere colpita non sarebbe stata una scuola, bensì «una base navale» del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) e l’edificio scolastico non sarebbe stato altro che «un noto scudo umano». Accanto alla scuola c’è in effetti una base navale dell’IRGC, e i due edifici fino al 2013 erano parte dello stesso complesso, ma nel 2016 l’edificio scolastico è stato separato, come ricostruito da diversi analisti OSINT tramite immagini satellitari. L’area oggi corrispondente alla scuola è proprio quella maggiormente colpita negli scorsi giorni, insieme ad alcuni edifici all’interno della base militare, come riporta il New York Times.
La teoria più virale riguarda però la responsabilità dell’attacco. In base a quanto si legge in alcuni post social, il regime iraniano avrebbe ammesso che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha bombardato la scuola per errore.
Tutto è nato da un messaggio diffuso da un canale Telegram iraniano all’opposizione del regime di Teheran, che ha dato la notizia senza alcuna prova a sostegno. Le autorità iraniane, infatti, non si sono assunte la responsabilità dell’esplosione e non hanno nemmeno affermato che il danno fosse stato causato da un missile dell’IRGC. In alcuni casi questa tesi è stata accompagnata dalla foto di un missile in aria, presentata come la “prova visiva” che il responsabile dell’attacco fosse il sistema antiaereo iraniano malfunzionante. Come ricostruito tuttavia da Tal Hagin, fact-checker di Fake Reporter, progetto di fact-checking israeliano, quella foto è stata scattata a Zanjan, una città iraniana a oltre 1.300 chilometri di distanza dalla scuola di Minab.
Intelligenza artificiale e video decontestualizzati
L’ultima fase del lungo conflitto tra Israele e Iran, iniziata lo scorso mese di giugno, è stata fortemente segnata dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per fini propagandistici, rappresentando un salto di qualità inedito rispetto a simili scenari passati.
A tre giorni dall’inizio del nuovo conflitto l’intelligenza artificiale è tornata in campo in ambito disinformativo. È stata infatti diffusa l’immagine del corpo dell’ayatollah Ali Khamenei sotto le macerie mentre alcuni soccorritori provavano a salvarlo. Come già annunciato, Khamenei è stato effettivamente ucciso da un attacco israeliano, ma quell’immagine è falsa, generata artificialmente. L’IA è stata utilizzata anche dai sostenitori iraniani per realizzare il video di un soldato statunitense in lacrime a seguito di un attacco iraniano.
Un’altra tecnica disinformativa utilizzata in queste ore è la condivisione di foto e video vecchi ma presentati come attuali, una dinamica sempre presente nelle situazioni di crisi, quando la copertura mediatica è per evidenti motivi molto limitata. Sui social, sono stati pubblicati ad esempio una serie di filmati per negare la morte di Khamenei , e per mostrare gli attacchi iraniani in Israele e nei Paesi alleati USA, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Una clip che mostrerebbe i bombardamenti sull’Arabia Saudita, ad esempio, risaliva a luglio 2024, quando Israele aveva attaccato il porto petrolifero di Al Hudaydah, in Yemen, perché controllato dagli Houthi.
Un altro filmato, invece, presentato come una pioggia di missili sull’isola di Palm Jumeirah a Dubai, mostrava un attacco iraniano su Tel Aviv dell’ottobre 2024 per vendicare l’uccisione di Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah ucciso il mese prima da Israele.
Virale è diventato anche il video dell’evacuazione di un aereo di linea commerciale che sarebbe stato registrato a seguito di un attacco iraniano all’aeroporto israeliano Ben Gurion. Al momento non ci sono notizie di raid nella zona dell’aeroporto. Anche in questo caso, la scena è successa tempo fa, nel giugno 2025, a Denver, negli Stati Uniti, e non ha niente a che vedere con l’escalation in Medio Oriente.
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