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Il film d’azione razzista diventato il feticcio dell’estrema destra internazionale

La pellicola si intitola “Citizen Vigilante” ed è stata sponsorizzata anche da Elon Musk

7 luglio 2026
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Da almeno due decenni il tedesco Uwe Boll è considerato uno dei peggiori registi al mondo, nonché un vero e proprio meme di Internet.

La fama di Boll risale all’inizio degli anni Duemila, quando si specializza nella trasposizione cinematografica di videogiochi famosi. Nel giro di poco tempo sforna film come House of the Dead, Alone in the Dark, Far Cry, BloodRayne e Postal. Sono pellicole universalmente considerate orrende, che attirano su Boll sfottò e critiche di ogni tipo.

L’attore Dave Foley, che ha recitato in un suo film, ha detto in un’intervista che la vera forma d’arte del regista è quella di «essere odiato dal pubblico» e di giocarci sopra come un consumato troll. Nel 2006 arriva addirittura a sfidare a boxe alcuni suoi detrattori.

All’inizio degli anni Dieci Boll decide di cambiare genere: dagli adattamenti videoludici passa infatti a film più impegnati e politici.

Nel 2011 esce Auschwitz, una sorta di pornografia dell’Olocausto in cui Boll mostra in modo esplicito la brutalità nazista nei campi di concentramento. Com’era ampiamente prevedibile, e preventivato dallo stesso regista, il film suscita accese polemiche in Germania.

Poi si lancia in una serie di film ”antisistema”, tra cui spicca Assault on Wall Street, che hanno al centro il tema della giustizia privata contro le storture della società.

Nel 2016 lancia una raccolta fondi su Kickstarter per completare Rampage: President Down, il terzo capitolo di Rampage – la sua saga che ha come protagonisti maschi bianchi arrabbiati che si vendicano dei torti subiti sparando a chiunque si muova (tra cui il Presidente degli Stati Uniti e altri membri dell’élite statunitense).

Il crowdfunding, tuttavia, fallisce miseramente. Boll insulta il pubblico sui social, finisce il film tirando fuori soldi di tasca sua e annuncia il suo abbandono definitivo dal cinema, spiegando che «il mercato è morto».

Ma in realtà, non è un addio: dopo un periodo di pausa, Boll torna a fare film. E nel 2026, dieci anni dopo il suo annunciato ritiro, il regista tedesco raggiunge inaspettatamente l’apice della carriera.

In queste ultime settimane, infatti, Boll è al centro delle cronache internazionali; e non, ovviamente, per le sue qualità cinematografiche.

A metà giugno è stato distribuito il suo ultimo film, intitolato Citizen Vigilante. La pellicola è controversa a partire dalla scelta dell’attore principale: Armie Hammer, che ha interpretato uno dei due protagonisti di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Nel 2021 l’attore statunitense è stato accusato di molestie sessuali e stupro da parte di una sua ex fidanzata e di altre donne. Due anni dopo, il procuratore di Los Angeles ha archiviato il caso per insufficienza di prove. Nel frattempo, la sua carriera è stata affossata anche dalla pubblicazione di alcuni messaggi privati inviati ad alcune di queste donne in cui esprimeva fantasie cannibali. Hammer aveva negato tutte le accuse.

Di cosa parla Citizen Vigilante

In Citizen Vigilante Hammer veste i panni di Michael Sanders, un ex ufficiale dell’esercito statunitense che si trasferisce in Europa dopo aver ereditato il patrimonio immobiliare del padre.

Parallelamente all’attività di ricco ereditiero e locatore multimilionario, Sanders è un giustiziere privato che elimina persone che hanno commesso reati e l’hanno fatta franca.

È una specie di Batman, insomma, tant’è che il titolo originale doveva essere The Dark Knight (Il cavaliere oscuro). Non sorprendentemente Boll è stato diffidato dalla Warner Bros, alla quale la scelta non andava troppo a genio. 

Sanders non va però in giro mascherato come Batman; e soprattutto, è un feroce razzista che colpisce principalmente persone migranti e musulmani.

Per tutto il film Sanders si aggira per un’imprecisata città europea ostaggio di banditi stranieri e islamici, organizza ronde contro la microcriminalità, si oppone alla costruzione di un centro di accoglienza, rapisce giudici buonisti, uccide poliziotti e infine giustizia chi è stato liberato dalle autorità woke.

Per il protagonista il principale rischio da sventare è la presa del potere da parte della sinistra e degli estremisti islamici, che – secondo la narrazione del film – inevitabilmente farebbe a pezzi la democrazia occidentale.

Nella scena finale Sanders stermina a sangue freddo un’intera famiglia di rifugiati siriani perché avrebbero coperto il figlio stupratore. Per il padre di quest’ultimo, la violenza sessuale contro le donne bianche sarebbe giustificata dal Corano (un’affermazione palesemente falsa).

Insomma, Citizen Vigilante è davvero la summa degli ultimi quindici anni della cinematografia di Boll.

Anzitutto, è un film che la critica considera terribile e girato male. Poi ci sono i temi della vendetta privata, la provocazione tagliata su misura per un certo tipo di cultura digitale e – chiaramente – la ricerca della controversia. Una controversia che Boll è riuscito a centrare in pieno, perché in Germania il film non ha inizialmente ottenuto il permesso per la distribuzione nelle sale.

Secondo la Freiwillige Selbstkontrolle der Filmwirtschaft (FSK, l’organismo di autodisciplina dell’industria cinematografica tedesca) la pellicola promuove la «giustizia privata» e raffigura le persone migranti in maniera distorta e xenofoba. 

Per questi motivi è stato incluso nella categoria dei film non sottoposti a classificazione d’età (e dunque non adatti a nessuna persona). All’inizio di luglio la FSK ha però cambiato la propria valutazione, vietandolo soltanto alle persone minori di 18 anni.

Il regista ha criticato la prima decisione dell’autorità in un articolo pubblicato sulla rivista di destra Tichys Einblick, sostenendo che le autorità tedesche vogliono censurarlo e insabbiare «il tema dei crimini commessi dagli immigrati». 

Il ruolo di Elon Musk nella diffusione virale di Citizen Vigilante

Da quel momento in poi Citizen Vigilante ha cessato di essere l’ennesimo film scadente di Uwe Boll ed è diventato un vessillo identitario dell’estrema destra globale.

Specialmente su X, gli influencer di destra con la spunta blu a pagamento l’hanno promosso in vari modi. Ad esempio, hanno invitato i propri seguaci a dare al film il massimo del punteggio sui siti di recensioni. Su Rotten Tomatoes, uno dei siti più noti, il film ha il 93 per cento di gradimento da parte del pubblico e appena il 6 per cento della critica.

Sempre su X è partita una campagna di acquisto di massa del film sulle piattaforme di streaming Apple TV e Amazon Prime, dove per qualche giorno è diventato il titolo più visto.

Nella polemica a un certo punto è intervenuto Elon Musk in persona, che oltre a ricondividere i post degli influencer ha addirittura pubblicato sul suo profilo X l’intero film per 48 ore.

Oltre a essere coerente con la sua ideologia sempre più estrema e suprematista, la mossa dell’uomo più ricco del mondo ha trasformato una questione tutto sommato locale in un movimento d’opinione transnazionale. Ed è riuscito nel miracolo di far prendere sul serio un film di Uwe Boll.

Citizen Vigilante non è meno moralmente riprovevole di altri suoi film; Auschwitz, ad esempio, è molto peggio. Si tratta di una pellicola politicamente esplicita, certo, ma pure la saga di Rampage lo era.

A essere cambiato non è dunque Uwe Boll, quanto piuttosto il contesto geopolitico e social-mediatico intorno a lui.

Con ogni probabilità, dieci anni fa Citizen Vigilante sarebbe passato del tutto inosservato. La stessa penalizzazione da parte della FSK non avrebbe sollevato grandi polemiche.

Ora però ci troviamo in una fase storica più radicale sotto diversi punti di vista. L’ossessione compulsiva sui «crimini degli immigrati» o sul «degrado urbano» non è più limitata a certe pagine Facebook «bomberiste» o a certi siti razzisti, ma è ormai un format popolare e altamente redditizio sfruttato a piene mani da creator di contenuti, influencer politici e politici stessi.

Non a caso, la pagina Welcome to Favelas – che negli ultimi anni ha intrapreso una decisa svolta politica a destra – ha organizzato una proiezione pubblica del film nel quartiere periferico di Tor Bella Monaca a Roma, sostenendo che la «sinistra vuole censurare il film».

Lo sdoganamento di certi concetti estremi è ben rappresentato dalla parabola della teoria del complotto della «sostituzione etnica», che è uscita dal ristretto recinto ideologico in cui è nata per imporsi – all’interno della destra statunitense ed europea – come griglia di lettura dominante del fenomeno migratorio.

E ancora: l’idea che l’Europa sia sull’orlo di una guerra civile razziale è transitata dai manifesti di terroristi come Anders Behring Breivik alla normale e legittima attualità politica.

Gli algoritmi delle piattaforme detenute da proprietari radicalizzati non fanno altro che alimentare questa mentalità d’assedio. Una mentalità che periodicamente sfocia in violenti pogrom e in punizioni collettive delle persone migranti e razzializzate, come si è recentemente visto nel Regno Unito.

Uwe Boll, come ha sempre fatto nel resto della sua carriera, ha provato a parassitare questo zeitgeist xenofobo, islamofobo e ultranazionalista per far parlare di sé.

E a ben vedere il problema non è tanto l’esistenza di Citizen Vigilante. Il punto è che Citizen Vigilante – e soprattutto il messaggio razzista e violento che sta dietro – piace all’uomo più ricco del mondo e alle decine di milioni di persone che lo seguono.

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