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Il presidente argentino Javier Milei ha aperto un ufficio contro la disinformazione, ma non è una buona notizia

La misura segna un’escalation nel rapporto tra il presidente e la stampa, fatto di attacchi verbali, accuse di diffamazione e ricorsi alla magistratura

20 febbraio 2026
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In Argentina il governo ultraliberista di Javier Milei lo scorso 5 febbraio ha annunciato la creazione della “Oficina de respuesta oficial de la República Argentina”, in italiano letteralmente un “Ufficio di risposta ufficiale della Repubblica argentina”, per smentire presunte notizie false diffuse dai media e dall’opposizione. 

Secondo il primo comunicato stampa, pubblicato su X dal profilo del nuovo ente, l’ufficio è stato creato «per smentire attivamente le menzogne, segnalare falsità concrete e smascherare operazioni dei media e della classe politica» perché, sempre secondo quanto pubblicato sulla piattaforma, «limitarsi a “informare” non è sufficiente se la disinformazione avanza senza risposta». 

La misura segna un’ulteriore escalation nel confronto tra il presidente argentino e gran parte dei media, un rapporto ormai deteriorato e caratterizzato da attacchi verbali, accuse di diffamazione e ricorsi alla magistratura. 

L’Oficina de respuesta oficial e la preoccupazione degli esperti

L’Ufficio comunica al popolo argentino tramite un account social su X, che dal 5 febbraio 2026 ha già raggiunto quasi 96mila follower. Il primo post pubblicato sul suo profilo annuncia che il governo, attraverso questo mezzo, combatterà «la disinformazione fornendo maggiori informazioni, al contrario di quanto fanno i settori politici legati alla sinistra quando governano, cercando di censurare gli oppositori sia sui media tradizionali che sui social network». Oltre a questo, però, il comunicato non fornisce dettagli sul funzionamento dell’account, né su chi lo gestirà, né se comporterà la creazione di una nuova sottostruttura all’interno del governo.

Elena Basso, giornalista che vive e lavora in America Latina, ha spiegato a Facta che i toni con cui Milei ha annunciato il nuovo ufficio erano «già molto sopra le righe» e «diffamatori nei confronti dei giornali». «Da quando questo canale è nato, ogni giorno pubblicano vari post in cui affermano che le notizie dei media sono false, alcune volte anche a ragione» poiché, come ha precisato Basso in vari Paesi dell’America Latina, tra cui l’Argentina, la stampa non è del tutto affidabile, la libertà di stampa è molto relativa e il rapporto con le notizie false è molto complesso. Secondo l’indice mondiale della libertà di stampa del 2025 redatto dall’ONG Reporter senza frontiere, la situazione in Argentina è «problematica» e il Paese si trova all’87 esimo posto su 180, crollando di 21 posizioni rispetto all’anno precedente. 

Il problema dell’ufficio creato dal governo Milei, però, sempre secondo Basso, è che nel suo presunto lavoro di verifica non vengono presi in considerazione articoli veri e propri, ma colonne di opinione, «in cui si sostiene che tutto ciò che la persona esprime come propria opinione sia falso, con toni comunque molto diffamatori nei confronti del giornalista», in un modo personalistico che ha come obiettivo la delegittimazione dei giornalisti. 

Diversi esperti e organizzazioni di settore hanno criticato la scelta del presidente argentino. Il Forum del Giornalismo Argentino (Fopea), un’organizzazione della società civile dedicata alla difesa della libertà di espressione, ha espresso rammarico per il fatto che «si stia utilizzando una struttura ufficiale – e quindi risorse pubbliche sostenute da tutti i cittadini – per sorvegliare, segnalare e stigmatizzare il dissenso o l’attività giornalistica critica». 

Anche l’Associazione delle Entità Giornalistiche Argentine (Adepa), cioè un’organizzazione nazionale che raggruppa 180 aziende giornalistiche di tutto il Paese, ha manifestato la propria inquietudine per le attività del nuovo ufficio governativo. L’Associazione ha affermato in un comunicato stampa che «contrastare la disinformazione è un obiettivo legittimo e necessario in ogni società democratica. Ma lo Stato, semmai, è una fonte tra le altre di informazione, non l’arbitro della verità pubblica», avvertendo del rischio che strumenti di questo tipo possano trasformarsi in «meccanismi di sorveglianza, stigmatizzazione o disciplinamento indiretto del giornalismo e delle opinioni critiche».   

Anche alcuni esponenti politici dell’opposizione hanno preso le distanze dall’annuncio di Milei. Laura Alonso, portavoce del sindaco di Buenos Aires Jorge Macri, espressione del partito di destra PRO, alleato del governo in Parlamento, ha sottolineato: «mai usare l’apparato statale per imporre una “verità ufficiale”. Speriamo che questo “ufficio” si esaurisca in un dimenticabile messaggio su X». 

Secondo il sito di fact-checking argentino Chequeado, un governo non può fare fact-checking né verificare il dibattito pubblico per diverse ragioni. I media di fact-checking indipendenti, infatti, sono tenuti a rispettare regole precise di trasparenza sul metodo, sui finanziamenti e sulla composizione della redazione, oltre ad adottare politiche chiare di correzione degli errori e ad applicare gli stessi criteri a tutti gli attori pubblici. Queste garanzie difficilmente possono essere assicurate quando l’attività di verifica è promossa dallo Stato stesso: dietro l’obiettivo dichiarato di contrastare la disinformazione può celarsi il rischio di pressione o delegittimazione delle voci critiche, con possibili ricadute sulla libertà di espressione.

In realtà, l’ufficio contro le fake news è il primo a diffondere notizie false. Proprio Chequeado è uno dei primi media presi di mira dal nuovo ufficio governativo. In un contenuto pubblicato il 12 febbraio scorso, l’Oficina de respuesta oficial ha messo in dubbio i dati contenuti in un’infografica comparativa realizzata dal sito di fact-checking sui cambiamenti che comporterà la riforma del lavoro approvata dal Senato argentino. 

In quel post vengono attribuite a Chequeando dieci affermazioni che, in realtà, non comparivano nell’infografica originale e che sono false

La lunga lotta di Milei contro la stampa

Per capire a fondo la nuova azione di Milei e del suo governo, è importante contestualizzare il suo rapporto con la stampa. Da quando è stato eletto presidente, infatti, sono innumerevoli gli attacchi e le intimidazioni fatte contro i giornalisti. Odio che può essere riassunto in uno slogan coniato da Milei stesso: «Non odiamo abbastanza i giornalisti». Una categoria «che accusa di essere dalla parte dei peronisti», e fare parte della “casta”, cioè una élite politica e mediatica che dominerebbe il Paese, come ha precisato sempre a Facta Elena Basso. 

I peronisti sono i sostenitori del movimento politico fondato da Juan Domingo Perón, che ha segnato la politica argentina con una forte attenzione ai diritti dei lavoratori e al populismo sociale. La giornalista ha aggiunto che da quando Milei è presidente attacca continuamente i giornalisti e gli articoli che, secondo lui, raccontano bugie. «Bisogna considerare anche il contesto dei toni della politica argentina» ha spiegato Basso, «per quanto la politica italiana possa spesso usare espressioni colorite e imbarazzanti, quella argentina è ancora più intensa, con toni estremamente duri e molto più coloriti rispetto a quelli italiani». 

Secondo i dati pubblicati dal forum del giornalismo argentino Fopea, il 2025 è stato l’anno più critico per la libertà di stampa in Argentina da quando l’organizzazione ha iniziato a raccogliere dati nel 2008. Gli attacchi segnalati hanno incluso discorsi stigmatizzanti contro i giornalisti, aggressioni fisiche, cause legali e restrizioni all’accesso alle informazioni. Nel corso dell’anno sono stati registrati complessivamente 278 casi, il 55 per cento in più rispetto al 2024 e addirittura il 139 per cento in più rispetto al 2023. Sempre secondo i dati pubblicati l’anno scorso da Fopea, Milei è risultato collegato al 43 per cento degli attacchi, in particolare attraverso discorsi stigmatizzanti, insulti e offese rivolti ai giornalisti. Nel luglio 2025, ad esempio, il presidente argentino ha contribuito a diffondere una campagna diffamatoria contro un giornalista, creata con l’intelligenza artificiale e basata sul falso. 

In un report pubblicato di recente, l’ONG per i diritti umani Human Rights Watch ha accusato Javier Milei di una retorica «ostile per stigmatizzare i giornalisti» accusandoli senza prove di ricevere tangenti. 

Un corto circuito in cui Milei attacca la stampa, rivendicando però di agire in nome della verità. In un post del 6 febbraio 2026, l’Ufficio ha preso di mira una colonna d’opinione dell’accademico argentino Félix Lonigro, che accusava il governo di censurare la stampa. La replica è stata netta: «Non perseguitiamo i giornalisti e non censuriamo; al contrario, forniamo informazioni». Tra le sue prime decisioni da presidente, Milei ha annunciato la chiusura della storica agenzia stampa statale Télam con l’accusa di essere un organo di propaganda politica dell’opposizione. 

Non è la prima volta che succede nella regione

In ogni caso quella di Milei non è un’iniziativa del tutto nuova; casi simili si trovano nella regione e non solo. 

In Brasile, il governo di Lula da Silva ha creato il sito Brasil Contra Fake, gestito dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale, che si concentra esclusivamente sui contenuti relativi al governo federale e ai suoi rappresentanti, senza spiegare la metodologia utilizzata per segnalare la disinformazione. In Messico esiste Infodemia, un portale nato su iniziativa del Sistema Pubblico di Radiodiffusione dello Stato Messicano (SPR), che ha come obiettivo quello di combattere «l’epidemia di notizie false e offrire al pubblico digitale uno spazio di informazione verificata». E ancora, in Ecuador una account ufficiale su X, SEGCOM V, si propone di presentare la versione ufficiale del governo su temi specifici per «combattere la disinformazione» nel Paese.

Anche nella stessa Argentina ci sono stati precedenti: sotto il governo di Alberto Fernández nacque Confiar, una piattaforma per combattere la disinformazione legata alla pandemia di COVID-19, e contemporaneamente Nodio, un osservatorio dedicato a rilevare, verificare e smantellare strategie di notizie false.

In definitiva, anche alla luce dei precedenti argentini e regionali, l’Ufficio di risposta ufficiale di Milei rischia di trasformarsi da strumento contro la disinformazione in un mezzo di controllo e delegittimazione della stampa, mettendo ulteriormente a rischio la libertà di informazione nel Paese.

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